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martedì 21 febbraio 2017

Washington Post: Matt O’Brien Spara a Zero sull’Euro e l’Austerità...Due Flagelli che hanno Distrutto le Economie dei Paesi Periferici dell’Eurozona....in Primis l'ITALIA......

GIRANDOLA Pavimentazione Romana III sec.d.c.
MATT O’BRIEN: L’AUSTERITÀ, UN DISASTRO ANCORA PEGGIORE DEL PREVISTO

Nel suo blog sul Washington Post, Matt O’Brien spara a zero sull’euro e l’austerità, i due flagelli che hanno DISTRUTTO le economie dei paesi periferici dell’eurozona. 

La Verità ormai si può dire senza riserve, ed è che tutti i disastri della crisi dell’euro – le presunte “cure” che hanno solo aggravato la malattia – erano tranquillamente prevedibili con le nozioni che la scienza economica aveva già acquisito negli anni ’30. E l’entità del disastro appare davvero enorme, come sostenevano i critici più severi.

di Matt O’Brien, 15 febbraio 2017

Ci prendiamo ora una pausa dai soliti scandali come da programma, per portare all’attenzione una notizia che non è poi così tanto nuova: l’austerità è stata un disastro, come sostenevano i suoi critici più accesi.

È questo, almeno, ciò che hanno scoperto gli economisti Christopher House e Linda Tesar dell’Università del Michigan, e Christïan Proebsting della École Polytechnique Fédérale di Losanna, quando hanno esaminato i tagli di bilancio operati dall’Europa negli ultimi otto anni. È emerso che il taglio delle spese operato subito dopo la peggiore crisi mai vista da 80 anni a questa parte è servito solo a ridurre il prodotto interno lordo (PIL) e, nei casi più estremi, a far aumentare ulteriormente il rapporto debito/PIL. È vero: cercare di ridurre i livelli di debito a volte porta solo ad aumentare il peso del debito stesso.

Ma facciamo un attimo un passo indietro. Non è detto che sia sempre così. In realtà, non lo è stato quasi mai. Vedete, i tagli alla spesa non dovrebbero essere un problema se contemporaneamente si possono tagliare i tassi di interesse. Questo perché i minori costi di indebitamento possono stimolare l’economia tanto quanto la riduzione della spesa pubblica la rallenta. Cosa succede, però, se i vostri tassi di interesse sono già a zero oppure, cosa ancora peggiore, se siete dentro un’unione monetaria che vi impedisce di svalutare la moneta quando siete in difficoltà?

Be’, non succede niente di buono. House, Tesar e Proebsting hanno calcolato quanto è cresciuta l’economia europea — o meglio, quanto si è contratta — dal momento in cui i paesi hanno iniziato a tagliare la spesa pubblica, nel 2010, sino alla fine del 2014. Poi hanno confrontato il risultato con ciò che dei modelli realistici mostrano che sarebbe accaduto nel caso in cui non fosse stata fatta austerità, o non fosse stato adottato l’euro. Secondo i risultati, se le economie dei paesi più duramente colpiti, cioè Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna, non avessero tagliato la spesa, si sarebbero contratte solo dell’1 percento anziché del 18 percento; o solo del 7 percento se avessero mantenuto dracma, sterlina, lira, scudo e peseta, e quindi la possibilità di svalutare, nel caso ipotetico in cui non fossero stati parte di un’unione monetaria che delega le decisioni a Francoforte. Inoltre, avrebbero visto il proprio rapporto debito/PIL aumentare di solo 8 punti percentuali, anziché di 16 punti, se non avessero cercato di portare il bilancio in pareggio. In breve, l’austerità ha fatto danni proprio laddove doveva mettere rimedio, e ha contribuito a distruggere ancora di più un’economia già colpita da una crisi che non si vedeva da tre generazioni.

Questo ci porta a due conclusioni. La prima è che l’euro è stato uno strumento letale che ha trasformato la recessione in depressione economica. Non ha solo determinato la crisi, mantenendo il costo del denaro troppo basso per la Grecia e gli altri paesi [periferici] durante gli anni del boom e poi rendendolo troppo elevato durante la crisi. Li ha anche costretti a una terribile austerità.

Vedetela così. I paesi che possono stampare moneta per conto proprio non dovranno mai fare default sul debito — possono sempre risolverla con l’inflazione — ma i paesi che non possono perché, diciamo, condividono una moneta comune, finiscono per fallire. La sola possibilità che ciò possa succedere è già sufficiente perché il fallimento diventi realtà. Se i mercati sono preoccupati del fatto che potreste non ripagare i debiti, vi costringeranno a pagare un tasso di interesse più elevato, e in conseguenza di questo voi potreste davvero trovarvi nell’impossibilità di pagare i debiti.
In altre parole, l’euro può mettere in moto una profezia che si auto-avvera, dove i paesi non riescono più a sostenere la spesa e la situazione non fa altro che peggiorare. Questa è una descrizione piuttosto accurata di ciò che è successo fino al momento in cui la Banca Centrale Europea nel 2012 ha annunciato, comunque in ritardo, che avrebbe fatto “whatever it takes” [“tutto il necessario”] per mettere fine a questa speculazione. Questo è stato sufficiente perché gli investitori smettessero di insistere sull’austerità ma, purtroppo, non è bastato perché la smettessero anche i politici.

Tutto ciò serva a ricordarci di non dubitare mai di quanto un piccolo gruppo di ferventi ideologi possa distruggere un’economia. In effetti, è proprio questa l’unica cosa che hanno fatto.

E questo è vero sia per i politici europei che hanno portato avanti la creazione dell’euro — ignorando gli economisti che li avvertivano che sarebbe finita male, proprio come poi è finita — sia che per quelli che hanno portato avanti l’austerità qualche decennio più tardi.

Dopotutto, non dovrebbe essere una sorpresa che, se cercate di raggiungere il pareggio di bilancio nel momento in cui i tassi sono a zero, va a finire male.

Gli economisti lo sapevano fin dagli anni ’30. I politici, però, l’hanno voluto fare lo stesso, sia perché pensavano che il deficit di bilancio sarebbe stato moralmente, politicamente o economicamente negativo, sia perché non mancavano i presunti esperti pronti a confermargli che stavano facendo la cosa giusta.

Questi economisti di destra hanno prodotto studi su studi per dimostrare che i paesi avevano potuto tagliare la spesa con successo mentre le banche centrali ne compensavano gli effetti tagliando simultaneamente i tassi di interesse, e hanno sostenuto che sarebbe successa la stessa cosa anche quando i tassi erano già a zero, come in effetti erano.

Non serve un dottorato in economia per capire che questo non ha senso. Basta una minima conoscenza di base della storia economica.Ma non importa. Gli economisti che non si sono mai dati pena di impararla, o che l’hanno dimenticata, o che l’hanno vista come una buona scusa per tagliare la spesa pubblica, sono sempre andati avanti a ripetere che avrebbe funzionato, anche se ha sempre fallito.
Questo dovrebbe essere uno scandalo enorme, peggio di qualsiasi altro.

martedì 4 ottobre 2016

"Oggi Noi Stiamo Vivendo un Enorme Conflitto tra Democrazia ed Economia" .....la Democrazia e la Politica Sono -Ormai Palesemente- Sotto Ricatto... e Non Solo in Italia...

.....ascolta...
Il Ministro della Giustizia del Governo Renzi attualmente in carica, Andrea Orlando, ospite della festa del Fatto Quotidiano dice -con grande semplicita'- che la democrazia e la politica sono -semplicemente- sotto ricatto dalla finanza ed ecco le parole del Ministro della Giustizia Andrea Orlando:

“Oggi noi stiamo vivendo un enorme conflitto tra democrazia ed economia. 

Oggi, sostanzialmente, i poteri sovranazionali sono in grado di bypassare completamente le democrazie nazionali. Io faccio soltanto due esempi. 

I fatti che si determinano a livello sovranazionale, i soggetti che si sono costituiti a livello sovranazionale, spesso non legittimati democraticamente, sono in grado di mettere le democrazie di fronte al fatto compiuto.

Faccio un esempio. La modifica – devo dire abbastanza passata sotto silenzio – della Costituzione per quanto riguarda il tema dell’obbligo di Pareggio di Bilancio non fu il frutto di una discussione nel Paese. 


Fu il frutto del fatto che a un certo punto la Banca Centrale Europa, più o meno – ora la brutalizzo – disse: “O mettete questa clausola nella vostra Costituzione, o altrimenti chiudiamo i rubinetti e non ci sono gli stipendi alla fine del mese”. 

Io devo dire che è una delle scelte di cui mi vergogno di più, mi vergogno di più di aver fatto. Io penso che sia stato un errore approvare quella modifica. Non tanto per il merito, che pure è contestabile, ma per il modo in cui si arrivò a quella modifica di carattere Costituzionale“.

sabato 6 febbraio 2016

Il Pedaggio Diventa un’Imposta? Mai Smettere di Prestare un'Attenta ed Adeguata Attenzione ...una Seria Analisi del prof. Ragazzi ....

Pecora con Agnellino...seguono...

Quando il pedaggio diventa un’imposta di Giorgio Ragazzi
 02.02.16 (sintesi)
I pedaggi dovrebbero servire a coprire i costi degli investimenti e della gestione delle autostrade

Se rimangono invariati anche quando l’arteria è pienamente ammortizzata, siamo di fronte a una imposta sul transito. Che dovrebbe essere votata dal parlamento e non semplicemente decisa dal governo. 
Ecco che appare l'imposta dietro il pedaggio.... che cessano di essere tali e diventano imposte....

Un buon esempio è quello dell’Autobrennero, concessione scaduta da oltre un anno per un’autostrada già ammortizzata e che non richiede nuovi investimenti di rilievo. Perché non viene “devoluta gratuitamente” allo Stato come previsto nel contratto di concessione? 

L’autostrada produce ricavi in eccesso dei costi operativi per oltre 150 milioni l’anno e non deve fare ammortamenti: si può dire dunque che la somma è il gettito dell’imposta sul transito imposta nella sostanza mantenendo invariati i pedaggi. È corretto che il governo possa imporla senza una legge che lo autorizzi?

.... l’utente che continua a pagare il pedaggio di prima non percepisce in alcun modo di venire “spennato” a sua insaputa né che qualcuno si stia arricchendo alle sue spalle....

venerdì 5 febbraio 2016

“L’Elefante Vive nella Stanza EUROPA: l’Esposizione in DERIVATI da 75.000 Miliardi (Settantacinquemila Miliardi) di Dollari Usa di Deutsche Bank è 20 volte (Venti Volte) il PIL della Germania....



ZeroHedge aggiorna il punto sulla questione Deutsche Bank.

Il colosso bancario tedesco passa da una crisi all’altra, e nessun cambio di management sembra poter risolvere la situazione. E’ ormai ipernoto da tempo che la banca ha esposizioni enormi verso derivati molto discutibili, ma ora anche il mercato sembra accorgersene e il sistema bancario stesso sembra aver scaricato questo suo esponente, evidenziando i suoi problemi e scommettendo su una sua imminente crisi sistemica.
da Zero Hedge, 03 febbraio 2016

Già nell’aprile del 2013, abbiamo mostrato per la prima volta qualcosa di cui pochi erano a conoscenza, vale a dire che “con 72.800 miliardi di dollari, la banca più esposta ai derivati del mondo” non era JPMorgan come alcuni pensavano, ma il colosso bancario tedesco, Deutsche Bank.

Alcuni hanno alzato le spalle, dicendo che non si dovrebbe mai guardare l’esposizione lorda ai derivati ma solo la netta, e noi abbiamo risposto semplicemente: il netto diventa immediatamente pari al lordo quando anche una sola controparte nella catena dei collaterali va a picco – si vedano ad esempio i fallimenti Lehman e AIG e il conseguente terremoto per salvare l’intero mondo, costato migliaia di miliardi di miliardi di fondi dei contribuenti.

Abbiamo poi proseguito un anno dopo con “l’elefante nella stanza: l’esposizione in derivati da 75.000 miliardi di dollari di Deutsche Bank è 20 volte più grande del PIL tedesco.”

Poi, lo scorso giugno, abbiamo fatto una domanda ancora più diretta: “Deutsche Bank è la prossima Lehman?” ma questa volta la preoccupazione dominante non era solo il gigantesco rischio (indicato di seguito) sullo stato patrimoniale della banca…


… ma il fatto che le sue attività deteriorate avevano finalmente iniziato a intaccare il conto economico, portando a una perdita dopo l’altra, una cambio al vertice dopo l’altro, un accordo giudiziale per aggiotaggio dopo l’altro e tutto culminato dieci giorni fa con la perdita titanica, e da record per la banca, di 7 miliardi di euro, peggiore perfino delle difficoltà della banca anche nel pieno della crisi finanziaria globale.

Ma anche se gli annunci di perdite di reddito possono essere dimenticate, molto più preoccupante è il fatto che anche le altre banche ( così dice Citi) hanno iniziato a prestare attenzione allo stato patrimoniale di DB....

giovedì 5 marzo 2015

MARCO VITALE (economista) Contro il Decreto di Riforma delle Banche Popolari: siamo dentro "..un'Orrenda e Pericolosissima Valanga della Finanziarizzazione e della Concentrazione del Potere Economico...Unica a Resistere è la Voce Cattolica, Forte di un Pensiero Solido Come Quello della Dottrina Sociale della Chiesa..."

.....Duomo di Milano...
Marco Vitale, economista d’impresa di lungo corso oggi presidente del Fondo italiano di investimento, non ritiene (si veda www.avvenire.it) che il decreto di 'riforma' delle banche popolari possa essere corretto nel corso del dibattito parlamentare.

«L’attacco alle Popolari, perché di questo si tratta è, se lo collochiamo nella logica prospettiva,un attacco al concetto ed alla grande tradizione europea del credito cooperativo – spiega –. La povertà, contraddittorietà, erroneità, e falsità della maggior parte degli argomenti addotti per giustificare questo 'insensato' o 'troppo sensato' (dipende dagli obiettivo di chi lo propone) provvedimento, non ha bisogno di ulteriori illustrazioni dopo il limpido e fondato appello di Becchetti». 

Non possiamo sperare in una correzione di rotta in corso?
Non siamo di fronte ad un provvedimento tecnico da aggiustare in qualche modo, ma ad una scelta politica di fondo sul rapporto tra economia e democrazia. Chi ha ispirato questo provvedimento a un presidente del consiglio che, sperabilmente, non è molto consapevole e si limita a dare ascolto ai suoi amici, appartiene a quei talebani del mercato succubi di una filosofia che è quella che ci ha portato diritti alla crisi del 2008. Questa filosofia si basa su alcuni pilastri: mercato innanzi tutto, ovunque, senza regole, senza limiti, senza confiteor; solo le grandi dimensioni contano soprattutto nelle banche e il fatto che le banche mondiali fallite e salvate nel 2008 e 2009, con i soldi dei contribuenti, fossero tra le più grandi del mondo, è un semplice incidente della storia; il capitale deve avere un potere forte e incontrastato su tutto e su tutti, sul lavoro, sulla competenza, sui governi. E chi non è d’accordo 'peste lo colga'.
Quindi la trasformazione delle Popolari in Spa si inserisce in un progetto molto più vasto...
È appena uscito un libro molto interessante, di Louis D. Brandeis,  I soldi degli altri e come i banchieri li usano. Racchiude gli articoli di battaglia di Brandeis, grande giurista ed economista americano della prima metà del ’900, contro la concentrazione del potere finanziario, contro la confusione tra banchieri d’affari e di deposito, contro l’ingiustizia economica, contro il predominio del potere finanziario sui governi e sul parlamento. Come spiega Lapo Berti nell’introduzione, «Brandeis indica fondamentalmente due rimedi per porre un limite allo strapotere dei banchieri, uno negativo e uno positivo, che stupiscono ancor oggi per la novità e l’arditezza. Il rimedio negativo consiste nell’impedire, tramite un sistem di concorrenza regolata, la formazione di aggregazioni economiche dotate di un potere incontrollato e per di più inefficiente. Il rimedio positivo consiste nel promuovere la cooperazione come forma principale di strutturazione del settore bancario»
Sembrano i dilemmi davanti ai quali ci troviamo di nuovo oggi.
Siamo ritornati in mano a questo potere finanziario incontrollato che non accetta limiti né contrasti, né competizione, nelle mani di coloro che hanno dato del marxista e dell’incompetente a papa Francesco per aver detto le grandi verità economiche che ha gridato nella splendida
Evangelii Gaudium che è insieme documento teologico, di saggezza economica e di democrazia economica. I nostri proponenti l’attacco al Credito Cooperativo sono semplici portavoce di questi centri di potere finanziario ai quali sono asserviti. 

Intende che è anche una questione tra cattolici e non cattolici?
La questione è tra sostenitori della democrazia economica e sostenitori della finanziarizzazione dell’economia, della società, del pensiero. Ma è un dato di fatto che con lo squagliamento di quella che una volta si chiamava sinistra, l’intontimento dei sindacati, la quasi estinzione del grande pensiero liberale (alla Einaudi, Sturzo, Roepke), l’unica voce forte che resiste a questa orrenda e pericolosissima valanga della finanziarizzazione e della concentrazione del potere economico è la voce cattolica, forte di un pensiero solido come quello della Dottrina Sociale della Chiesa, che si è sempre battuta contro la concentrazione del potere economico, e di profeti come papa Francesco

venerdì 7 marzo 2014

“Il Consultarsi in fatto di Monete con Banchieri e Negozianti, i Quali NON al PubblicoBene della Patria Levano gli Sguardi, ma li Restringono nella Sfera del LORO Interesse Ben Sovente Opposto a quello della Nazione, Sarebbe Lo Stesso che se un Generale Consultasse col Nemico il Piano delle Operazioni da Farsi” (Cesare Beccaria, 1762)

....Italiani/e Sempre Più  all'Estero...


 E' con piacere che segnaliamo il corso residenziale che terrà il prof. Nino Galloni sul tema:

"1944-2014, I Limiti della Corsa alla Ricchezza: Tappe Storiche del Capitalismo e Scenari futuri"

a cura del prof. Nino Galloni che si svolgerà alle Vacances de l’Esprit 2014 proposte dalla Associazione  ASIA da Contattare per avere informazioni sull'adesione al seminario che si svolgerà a San Bernardo - Val di Rabbi (TN) dal 19 al 26 luglio 2014

Il corso prenderà in esame settant'anni di storia economica italiana, europea e internazionale: dagli accordi di Bretton Woods del 1944 al presente. Le dodici lezioni seguiranno l’evolversi della cultura economica e d’impresa, dei modelli e dei paradigmi che hanno caratterizzato situazioni degli Stati e rapporti tra loro. Dalla guerra fredda al tramonto dell’idea keynesiana, dal riemergere della visione liberista a metà del periodo di osservazione fino al suo attuale sfacelo; senza sottrarsi a valutazioni e indicazioni per il presente sulla base delle esperienze accumulate, delle teorizzazioni disponibili, di ragionevoli previsioni, ma anche cercando di riempire di contenuti i forti momenti di incertezza che riguardano la società italiana, gli equilibri atlantici e l’emergere dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica… e non solo).
Nino Galloni è un economista, docente e scrittore italiano. Ha collaborato col professor Federico Caffè ed è stato direttore generale prima al Ministero dell'Economia, poi a quello del Lavoro. Ha ricoperto importanti incarichi e ruoli presso l'INPDAP e l'OCSE. È stato consigliere di amministrazione dell’Agip Coal e Nuova SATIN, e della statunitense FINTEXT Corporation. Dal 2010 è sindaco effettivo dell’INPS. Galloni è autore di numerosissimi saggi e studi di economia riguardanti il mercato, la finanza e la sovranità monetaria, tra i quali ricordiamo i recenti Chi ha tradito l’economia italiana? Come uscire dall’emergenza, Editori Riuniti University Press, Roma 2011, e Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, Roma 2007.
Programma delle lezioni
1. Da Bretton Woods ai primordi della CECA
Si affronteranno le due grandi questioni del tallone aureo (parità fisse partendo dalla quotazione stabile di 35 dollari per oncia) e della disciplina delle partite correnti comprensiva delle istituzioni finanziarie internazionali preposte (FMI e WB); inizia l’esperienza europea di collaborazione economica su carbone, acciaio, energia atomica…
2. La guerra fredda e il modello economico keynesiano
Due paradigmi economici a confronto: il capitalismo di Stato senza mercato e il consumismo keynesiano; macroeconomia contro microeconomia, il caso americano con particolare enfasi sull’esperienza kennediana. 
3. La “regola” di Cambridge, i costi decrescenti e l’espandersi della classe media
La distribuzione dei guadagni di produttività e la tassazione dei profitti portano al rafforzamento della classe media mentre la teoria dei costi decrescenti consente sviluppo, competitività e alti salari.
4. 35 anni di sviluppo tra managers, profitti e mercato
La massimizzazione dei profitti e la minimizzazione dei saggi di profitto consentono un’espansione continua dell’economia che costringe i proprietari ad accettare solo la valorizzazione dei patrimoni.
5. Banche inglesi alla riscossa; il G7 del 1979
Comincia dalle banche inglesi la riscossa dei proprietari dopo che Nixon ha sganciato il dollaro dall’oro, petrodollari, speculazione, risalgono le idee liberiste che trovano nel G7 di Tokio il loro fulcro culturale: nessuno dovrà più essere aiutato, cade l’ultimo bastione degli accordi del 1944 e inizia l’attacco al welfare.      
6. Attacco agli Stati: la fine della moneta esogena?
Perché e da chi vengono attaccati gli Stati nazionali e la loro sovranità monetaria; lo Stato non sarà più produttore di liquidità, ma al pari degli altri operatori, la domanderà direttamente al “mercato”; conseguenze del fenomeno.
7. I limiti del Keynesismo
La critica al keynesismo e ai suoi limiti (evoluzione del mondo del lavoro, delle tecnologie e dei gusti dei consumatori; economie aperte e minore efficacia del moltiplicatore keynesiano; la teoria della competitività e dei costi crescenti) non ne produce la riforma ma l’abbandono…
8. Gli anni’80 e l’esplosione dei tassi di interesse
Si determina un innalzamento fuori dalle medie storiche dei tassi di interesse, si accorciano gli orizzonti temporali delle imprese, aumenta la disoccupazione specie giovanile, inizia la finanziarizzazione dell’economia.
9. Anni ’90, boom delle borse e ripristino della “banca universale”
Dopo la crisi monetaria del ’92, si riducono i corsi obbligazionari, inizia un boom delle borse che durerà fino al 2001, cambia la cultura capitalistica e le banche ottengono la cancellazione della normativa degli anni ’30 che aveva assicurato oltre sessant’anni di equilibrio tra credito e finanza.
10. Inizia la crisi nel 2001, il crollo del 2008
Inizia la crisi alla fine della primavera del 2001, le banche iniziano ad emettere derivati, si prevede una ripresa a breve che non verrà mai; il drenaggio di liquidità determina il crollo del sistema interbancario nel 2008 a cui le Banche Centrali rispondono con autorizzazioni monetarie illimitate (crolla la tesi liberista delle limitazioni monetarie), seguono interventi a sostegno dei Debiti degli Stati o quantitative easing (crolla l’altra tesi liberistica della separazione tra governi e banche centrali).
11. 2013: dalle banche alla finanza senza freni
Alla fine del 2013 si scopre che anche le banche universali cadono sotto il controllo della grande finanza speculativa internazionale, gli algoritmi e non più le valutazioni economiche controllano il sistema mondiale; l’Unione Bancaria Europea come fase finale del progetto europeo che, dopo gli anni ’70, aveva tradito l’idea dei padri fondatori.
12. Keynes nel terzo millennio, la decrescita, modelli alternativi
Si sondano tre soluzioni: a) il ritorno ad un modello keynesiano; b) la cosiddetta decrescita (felice); c) modelli alternativi di equilibrio dal basso dell’economia reale.

mercoledì 6 novembre 2013

A New York (USA) Nuovo Sindaco: De Blasio con oltre il 70% e sempre dagli Usa, Luttwak, esperto ed influentissimo politologo al Sole24ore Ribadisce: "la Cancellieri? In America, e NonSolo, ci Sarebbero state le Dimissioni Istantanee, in un Nanosecondo"....

 Eccoil video del sole24ore.com Cancellieri(ITA) /Luttwak(USA)


Luttwak al Sole24ore Radio24 : "Cancellieri? Questa storia qui (in USA) ha avuto un impatto, è incredibile che non si sia dimessa immediatamente. Lei non può intervenire su una singola persona, è come se avesse rubato un mobile nel suo ufficio. Le persone accusate avevano fatto guadagnare il figlio, lei è stata presa con le mani nel sacco".

"Quello che ha fatto - dice - è rubare nel pubblico e mettere nel privato. In altri paesi avrebbero dato subito le dimissioni. Tutte le scuse fanno ridere. Letta aveva promesso quando è venuto in America che finalmente l'Italia avrebbe adottato altri comportamenti come altri paesi europei, non africani. E questa promessa viene subito tradita. Letta doveva buttarla fuori dal governo".

Luttwak: "Come ministro non poteva intervenire con una persona che conosce. E‘ assurdo, è palese, ovvio, evidente. La Idem ha fatto bene a dimettersi anche per una piccola cosa. Il fatto che la Cancellieri non lo faccia significa che l'Italia è un paese dell'Africa, dove trovano resti umani nel frigorifero e i leader non si dimettono".

"Un ministro - prosegue Luttwak - può intervenire per qualcosa che beneficia qualsiasi individuo, ma solo per un interesse pubblico, non per un legame privato. Qui c'è anche un legame economico attraverso il figlio. Forse ha fatto liberare la Ligresti perché ricattata dalla famiglia. Tutte le possibilità si aprono. In America, e non solo, ci sarebbero state le dimissioni istantanee, in un nanosecondo".

lunedì 14 ottobre 2013

Sono Sempre All'Ordine del Giorno Usura, Oggettiva e Soggettiva, Anatocismo... su Conti Correnti, Mutui, Leasing, Derivati, Swaps....

Sempre all'O.d.G. USURA, ANATOCISMO...
La necessità sempre più pressante di ottenere costantemente Profitti elevati porta gli Istituti Finanziari  a cercare di massimizzarli in tutti i  modi...nessuno escluso...

Sino ad arrivare a "Vessazioni"che possono sfociare in reati sia civili che penali...

A ciò non è estraneo il  Signoraggio Bancario..

Una società è particolarmente attiva per assistere  persone e società, è la www.sdlcentrostudi.it (Dr D. Scarbolo 3337821490)

lunedì 30 settembre 2013

Usura Oggettiva, Usura Soggettiva, Anatocismo per Conti Correnti Bancari, Mutui, Leasing, Derivati, Swaps....rivolgersi Dr D. Scarbolo 3337821490...

USURA, ANATOCISMO....è un Continuo...

Dr D. Scarbolo -3337821490- revisore legale e collaboratore di www.sdlcentrostudi.it che effettua l’analisi gratuita delle Anomalie Finanziarie a tutela da ogni anomalia finanziaria bancaria ed esattoriale.

Ecco, tra l'altro, anche STRISCIA LA NOTIZIA relativo i casi tutelati e risolti grazie ai suoi servizi: http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?17768

" Sdl Centrostudi nasce da un modello organizzativo evoluto di consulenti, avvocati e commercialisti. Chiarissimo l'intento di tutelare ogni singolo cliente da ogni anomalia finanziaria dovuta dalla Scarsa Trasparenza del Sistema Bancario, da Errori Esattoriali ecc..Offre una raccolta di servizi e prodotti consulenziali, tramite l’analisi gratuita della situazione, evidenziando i problemi esistenti e indicandone la soluzione più adeguata, utile, conveniente ed opportuna al caso in esame. Davanti al quadro dettagliato di Come stanno le cose il cliente può "decidere bene" di investire nella consulenza SDL sulla certezza di poter contare sul risultato che gli è stato evidenziato dalla preanalisi gratuita elaborata."
Bisogna prendere atto che i rapporti tra mondo finanziario e imprenditoriale sono da troppo tempo caratterizzati da un troppo grande disequilibrio dettato dalle grandi capacità organizzative e di “Potere della Conoscenza” del Sistema Bancario. Le Vessazioni Bancarie riguardano conti correnti, mutui, leasing, derivati, swap ma vessazioni si hanno anche nei rapporti di pagamento delle tasse tra Stato e Contribuenti per cui si  analizzano anche gli atti impositivi erariali e cartelle esattoriali.