sabato 6 febbraio 2016

Il Pedaggio Diventa un’Imposta? Mai Smettere di Prestare un'Attenta ed Adeguata Attenzione ...una Seria Analisi del prof. Ragazzi ....

Pecora con Agnellino...seguono...

Quando il pedaggio diventa un’imposta di Giorgio Ragazzi
 02.02.16 (sintesi)
I pedaggi dovrebbero servire a coprire i costi degli investimenti e della gestione delle autostrade

Se rimangono invariati anche quando l’arteria è pienamente ammortizzata, siamo di fronte a una imposta sul transito. Che dovrebbe essere votata dal parlamento e non semplicemente decisa dal governo. 
Ecco che appare l'imposta dietro il pedaggio.... che cessano di essere tali e diventano imposte....

Un buon esempio è quello dell’Autobrennero, concessione scaduta da oltre un anno per un’autostrada già ammortizzata e che non richiede nuovi investimenti di rilievo. Perché non viene “devoluta gratuitamente” allo Stato come previsto nel contratto di concessione? 

L’autostrada produce ricavi in eccesso dei costi operativi per oltre 150 milioni l’anno e non deve fare ammortamenti: si può dire dunque che la somma è il gettito dell’imposta sul transito imposta nella sostanza mantenendo invariati i pedaggi. È corretto che il governo possa imporla senza una legge che lo autorizzi?

.... l’utente che continua a pagare il pedaggio di prima non percepisce in alcun modo di venire “spennato” a sua insaputa né che qualcuno si stia arricchendo alle sue spalle....

venerdì 5 febbraio 2016

“L’Elefante Vive nella Stanza EUROPA: l’Esposizione in DERIVATI da 75.000 Miliardi (Settantacinquemila Miliardi) di Dollari Usa di Deutsche Bank è 20 volte (Venti Volte) il PIL della Germania....



ZeroHedge aggiorna il punto sulla questione Deutsche Bank.

Il colosso bancario tedesco passa da una crisi all’altra, e nessun cambio di management sembra poter risolvere la situazione. E’ ormai ipernoto da tempo che la banca ha esposizioni enormi verso derivati molto discutibili, ma ora anche il mercato sembra accorgersene e il sistema bancario stesso sembra aver scaricato questo suo esponente, evidenziando i suoi problemi e scommettendo su una sua imminente crisi sistemica.
da Zero Hedge, 03 febbraio 2016

Già nell’aprile del 2013, abbiamo mostrato per la prima volta qualcosa di cui pochi erano a conoscenza, vale a dire che “con 72.800 miliardi di dollari, la banca più esposta ai derivati del mondo” non era JPMorgan come alcuni pensavano, ma il colosso bancario tedesco, Deutsche Bank.

Alcuni hanno alzato le spalle, dicendo che non si dovrebbe mai guardare l’esposizione lorda ai derivati ma solo la netta, e noi abbiamo risposto semplicemente: il netto diventa immediatamente pari al lordo quando anche una sola controparte nella catena dei collaterali va a picco – si vedano ad esempio i fallimenti Lehman e AIG e il conseguente terremoto per salvare l’intero mondo, costato migliaia di miliardi di miliardi di fondi dei contribuenti.

Abbiamo poi proseguito un anno dopo con “l’elefante nella stanza: l’esposizione in derivati da 75.000 miliardi di dollari di Deutsche Bank è 20 volte più grande del PIL tedesco.”

Poi, lo scorso giugno, abbiamo fatto una domanda ancora più diretta: “Deutsche Bank è la prossima Lehman?” ma questa volta la preoccupazione dominante non era solo il gigantesco rischio (indicato di seguito) sullo stato patrimoniale della banca…


… ma il fatto che le sue attività deteriorate avevano finalmente iniziato a intaccare il conto economico, portando a una perdita dopo l’altra, una cambio al vertice dopo l’altro, un accordo giudiziale per aggiotaggio dopo l’altro e tutto culminato dieci giorni fa con la perdita titanica, e da record per la banca, di 7 miliardi di euro, peggiore perfino delle difficoltà della banca anche nel pieno della crisi finanziaria globale.

Ma anche se gli annunci di perdite di reddito possono essere dimenticate, molto più preoccupante è il fatto che anche le altre banche ( così dice Citi) hanno iniziato a prestare attenzione allo stato patrimoniale di DB....

Telegraph (quotidiano inglese): "L'eurozona Continuerà a Zoppicare con una Pietra Aguzza dentro la Scarpa fino a che il Dolore non si Dimostrerà Insopportabile per Qualcuno, Probabilmente Per Gli Italiani."...


di Ambrose Evans-Pritchard,Telegraph 03 febbraio 2016 (sintesi)

....che vi piaccia o meno parlare di un "Superstato" (Europeo), la direzione era sistematicamente in contrasto con il principio di sovranità e di auto-governo degli Stati nazionali europei.

Nessuno può dire che alle élite europee mancasse vigore. In un febbrile susseguirsi di trattati sono passati dalla creazione dell'euro a una nascente politica estera e unione dei sistemi di difesa ad Amsterdam nel 1997. A Bruxelles furono creati un centro di intelligence e di personale militare, con nove generali e 57 colonnelli, e con il progetto di un esercito europeo formato da 100.000 soldati, 400 aeroplani e 100 navi da distribuire in tutto il pianeta.

Hanno avviato un sistema satellitare europeo (Galileo) in modo che l'Europa non dovesse più essere un "vassallo" di Washington, secondo le parole del leader francese Jacques Chirac. Hanno costituito una sorta di FBI (Europol) e un dipartimento di giustizia europeo, sul modello delle strutture governative federali negli Stati Uniti. Stavano preparando un intero apparato statale europeo.....

....quando arrivarono i paesi dell'est-Europa, seguite dai sistemi politici pre-moderni dei Balcani, finì del tutto l'illusione che l'UE potesse mai funzionare come unione politica affiatata e centralizzata....
....il premier ungherese Viktor Orban e il polacco Jaroslaw Kaczynski fanno semplicemente quello che gli pare, prendono il controllo dei media nazionali e gestiscono come vogliono i tribunali, liberandosi con una scrollata di spalle di qualsiasi avvertimento formale da parte di Bruxelles....

Sopra tutto questo c'è l'unione monetaria, che si è dimostrata maligna e incurabile; ha diviso l'eurozona in due fazioni aspramente opposte, quella dei creditori e quella dei debitori....

...la Germania ha bloccato qualsiasi possibile iniziativa verso una maggiore mutualizzazione del debito o dei bilanci pubblici. L'unione bancaria ha un nome fuorviante: le responsabilità e i carichi finanziari pesano ancora tutti sulle spalle degli Stati sovrani in difficoltà, lasciando perfettamente al suo posto il circolo vizioso tra banche e governi, che si spingono reciprocamente nella crisi. Quando a Berlino si parla di "Fiskal-Union" si intende una sola cosa: il potere di controllare e di punire i peccatori.

L'eurozona continuerà a zoppicare con una pietra aguzza dentro la scarpa fino a che il dolore non si dimostrerà insopportabile per qualcuno, probabilmente per gli Italiani.

....in definitiva dobbiamo decidere (come GranBretagna)  se questa Unione Disfunzionale meriti di essere salvata o se non sia meglio lasciarla morire e tornare sul terreno sicuro delle democrazie nazionali.

giovedì 4 febbraio 2016

Mercato Cinese: Ineludibile per i Nostri Produttori Vitivinicoli! Veloce esame internet sul FranciaCorta....."Il Vero Champagne d'Italia è il FranciaCorta"... vedere www.pivari.com



FranciaCorta: da vedere pivari.com

Per verificare in internet interesse dei nostri produttori vitivinicoli bisogna analizzare Baidu.


Baidu è un motore di ricerca/portale Anomalo. 

Non solo i siti meglio se sono in cinese, ma devono avere anche domini indicizzati. Ovvero anche avendo un proprio sito in cinese non è detto che diventi Visibile da Baidu.

Proviamo a cercare FranciaCorta e prendere il primo risultato
http://www.360doc.com/content/12/0913/02/9511512_235823622.shtml


In velocità, usando il traduttore google cerco di capire il senso e riportarvelo:
Tutti amano lo Champagne ma tessono le lodi anche del Prosecco. In Italia è molto utilizzato come aperitivo. Rispetto allo Champagne risulta più morbido e più fresco.
Il Prosecco è spesso chiamato Champagne d’Italia anche se erroneo per l’utilizzo di differenti uve e lavorazione.
Il vero Champagne d’Italia è il FranciaCorta

Ripeto: al primo posto cercando FranciaCorta trovo un interessante articolo che poi parla anche di FranciaCorta.
Ho sfogliato anche i successivi risultati e l’approccio è simile...  di pivari.com

domenica 3 gennaio 2016

"Wilhelm Reich e la Nascita della Controcultura" del prof. Francesco Varanini.... estratto da www.bloom.it si veda il libro di Francesco Varanini, Macchine per pensare, Guerini e Associati, 2016

"Wilhelm Reich e la Nascita della Controcultura" (estratto) del prof. Francesco Varanini vedi articolo completo su  www.bloom.it

Wilhelm vede in Sigmund un "Padre". Diviene subito uno degli allievi prediletti.

Abbandona il rituale – non sta seduto alle spalle del paziente steso sul divano: sta seduto invece davanti all’altra persona, ne tocca il corpo.

Il lavoro con operai, contadini e studenti non si ferma al trattare sintomi nevrotici. Per Reich i sintomi nevrotici sono il tentativo inconscio di ottenere il controllo di un ambiente ostile: sono reazione all’abuso infantile, alla povertà, all’umiliazione sociale. 

L’energia che la persona non sa destinare a uno scopo, non si manifesta solo come rabbia o paura. Si mostra innanzitutto come Charakterpanzer, armatura caratteriale: schemi ripetitivi di comportamento, la parola e la postura del corpo usati come meccanismi di difesa.
La liberazione umana, per Reich, passa attraverso lo scioglimento della corazza caratteriale. Passo ineludibile, in questo processo di emancipazione, è la liberazione sessuale. 

La scoperta dell’orgone: Reich trova ospitalità presso la New School for Social Research di New York,. Lo scopo è scoprire l’energia che sta alla base della vita.  Conia per questo un termine: orgone. L’energia orgonica permea lo spazio, le malattie sono conseguenza dell’impoverimento dell’orgone nell’ambiente, o del blocco dell’energia all’interno del corpo. 

Conta il fatto che Reich propone all’uomo la liberazione della propria energia vitale: il Principio di Morte, che per Freud era necessario ed inevitabile contraltare dell’Eros, per Reich non esiste. 

Esiste solo un cattivo uso umano delle proprie energie.
 
Reich si sporge oltre la paura: tutto può essere costruttivamente esplorato dall’uomo. 
Se l’uomo ha bisogno di macchine, dovranno essere macchine che aiutino l’uomo a sporgersi oltre. 

Reich propone un nuovo modo di vivere il proprio corpo, un nuovo modo di usare la propria energia vitale, un nuovo modo di intendere le relazioni sociali.

(tutto da leggere  il libro di Francesco Varanini, Macchine per pensare, Guerini e Associati, 2016)

sabato 2 gennaio 2016

New York Saturday, January 2, 2016: Nino Galloni:“L’Euro è Servito Per Deindustrializzare l’Italia”...

http://www.lavocedinewyork.com/img/LaVNYLogoNEWdec14.jpg
Giornale online protetto dal Primo Emendamento della Costituzione USA
Direttore Stefano Vaccara
New York
Saturday, January 2, 2016
Roma
Sabato, 2 Gennaio 2016
Nino Galloni:L’Euro è servito per Deindustrializzare l’Italia”
di Giulio Ambrosetti: Intervista all’economista keynesiano Nino Galloni, a Palermo ad un convegno sulla moneta unica europea. “La grande paura dell’Unione Europea è che la Grecia lasci l’Eurozona senza conseguenze”. Non sono da escludere “aiuti sottobanco” alla stessa Grecia per convincere Tsipras a restare nell’area Euro.
Professore Galloni, è corretto affermare che, ormai da qualche settimana, è l’Unione Europea dell’Euro che teme l’uscita della Grecia dall’Eurozona?
“In un certo senso sì. Quello che l’Unione Europea teme è che la Grecia lasci l’euro senza conseguenze. E, di fatto, è quello che sta avvenendo. Già gli ellenici stampano moneta alternativa. Hanno siglato un importante accordo sul gas con la Russia di Putin. Insomma non ci sono tragedie, a parte i problemi creati in Grecia dai predecessori di Tsipras”.
Insomma, l’Europa dell’Euro teme che, poi, sull’esempio della Grecia, anche altri Paesi che fanno parte della moneta unica seguano l’esempio di Tsipras.
“Praticamente sì. Per l’Europa dell’Euro un’eventualità del genere sarebbe disastrosa”.
Ma alla fine, professore, questa benedetta moneta unica europea a cos’è servita?
“Per quanto riguarda l’Italia a deindustrializzare il nostro Paese. Alla fine degli anni ’80 del secolo passato le Partecipazioni statali italiane erano un esempio nel mondo. E questo non andava bene a Germania e Francia”.
Sono riusciti a deindustrializzare l’Italia?
“In parte sì e in parte no. In meno di trent’anni il nostro Paese ha perduto il sessanta per cento circa delle Partecipazioni statali. E il novanta per cento delle grandi imprese private. Ma ci sono oltre 4 milioni di piccole e medie imprese che resistono: e resistono nonostante le infrastrutture sempre più carenti, nonostante un sistema bancario che gli nega sistematicamente il credito, nonostante un Fisco rapace e nonostante una pubblica amministrazione sempre più inefficiente”.
Come fanno a resistere?
“Perché sono uscite dal modello capitalistico. Sono imprenditori che lavorano e resistono non per remunerare il capitale che investono, ma per valorizzare la propria storia culturale e imprenditoriale: ovvero quello che sono stati e quello che sono ancora”.
Ma lei cosa pensa dell’europeista Giorgio Napolitano?

“E’ l’ex comunista preferito da Henry Kissinger…”. 

venerdì 1 gennaio 2016

x Financial Times di Londra ...."C'è bisogno di un salvataggio? L'unico candidato possibile -dato l'alto livello di debito pubblico- è l'Italia".

....Per il Financial Times, dentro al G20 nessuno dei paesi più sviluppati avrà bisogno di un salvataggio. L'unico candidato possibile è l'Italia, dato l'alto livello di debito pubblico. Ma l'azione della Bce di Mario Draghi, incluso il quantitative easing, la protegge. Nel G20 ci sono anche economie emergenti, alcune messe a dura prova dal crollo dei prezzi delle materie prime (Argentina, Russia e Arabia Saudita fra tutti), alcune sotto il peso di deficit significativi (Arabia Saudita di nuovo, ma anche Brasile e Sud Africa e India), altre ancora affossate dal debito pubblico (Brasile). Le più indiziate per un intervento del Fmi secondo il quotidiano della City sono Argentina, Sudafrica e Brasile