sabato 12 ottobre 2024

Diego Scarbolo 12 ottobre 2024 intervento previsto al teatro comunale di Erbusco in occasione della presentazione del libro memorie di erbuschesi in franciacorta.

 

Diego Scarbolo 12 ottobre 2024 intervento previsto al teatro comunale di Erbusco in occasione della presentazione del libro memorie di erbuschesi in franciacorta.
Sono Diego Scarbolo e mi trovate nel libro presentato e distribuito oggi.

Libro che racconta le nostre storie personali  che “messe-assieme”  fanno vedere, toccare, ascoltare, gustare una parte della  della storia ultramillenaria della nostra appartenenza alla comunità erbuschese della FranciaCorta.

Sono stato rappresentante di Erbusco come consigliere comunale che ha deliberato l’acquisto del municipio attuale ex palazzo Cavalleri a testimonianza che ciò che è accaduto non è stato vano.

Municipio che è simbolo della Unità Comunitaria, in questo caso amministrativa, Erbuschese.

Comunità che ha TRE Campanili (Erbusco in FranciaCorta, Villa di Erbusco e Zocco di Erbusco) DUE cimiteri ( di cui uno con monastero).

Ha anche due forti simboli Unitari (non semplici segni indicatori) in questo caso sociali e culturali e religiosi, cioè UNA PIEVE ed UN MONTE a indicare esistenza viva di TRE comunità DISTINTE MA NON SEPARATE.

La nostra Pieve ( che significa unità amministrativa-religiosa che una volta raggiungeva il fiume Oglio) e che chiamo di Santa Maria Antiqua ( come dissero  gli storici il prof. Gaetano Panazza e prof. Amelio Tagliaferri amici di Erbusco) e che ha incastonati su una parete i resti di un pluteo longobardo dell’VIII sec. cioè ultramillenrio, di 1300 anni fa.

Resti del pluteo longobardo tra cui una “rosetta-rotante- longobarda” ( che ritroviamo in molti luoghi longobardi e detta volgarmente girella a sei eliche) che mai nessun erbuschese  né ricco né povero, né nobile né plebeo ha mai toccato in 1300 anni.

E come dimenticare Roma con la “EPIGRAFE di ERBUSCO in FranciaCorta” del 44 a.c., situata in piazza della Loggia a Brescia, di 5 metri di lunghezza che ci ricorda Ottaviano il futuro Augusto…

E ancora indimenticabile è il simbolo della unità ambientale erbuschese, il Monte Orfano-vero e proprio Balcone di Lombardia, essendo il monte lombardo più addentro la pianura padana (panorama impagabile) e distinto ma non separato di Erbusco in FranciaCorta, di Villa di Erbusco e dello Zocco di Erbusco.

Il libro che oggi vediamo tocchiamo e che leggeremo e faremo leggere dice di ricordi di situazioni a volte di tristezza, scoramento personale e comunitario… ma dice anche  di una certezza che rimarrà nel nostro cuore: oggi è stata una giornata si di gioia personale ma anche della riscoperta che esiste anche una vera “gioia-comunitaria” della comunità erbuschese in FranciaCorta.

Un Grazie forte, forte va alle sorelle Milini e a tutti quelli che hanno collaborato a questo storico evento, nessuno escluso.

domenica 29 settembre 2024



 Parco delle Terme a Boario (BS) domenica 29 settembre 2024: IL TURISMO DELLE RADICI LOMBARDE E ITALICHE NELLA VISIONE DEL CENTRO TURISTICO GIOVANILE (Ctg) di Diego Scarbolo

Il mio intervento è frutto di testimonianza e di alcune riflessioni in ordine al turismo delle radici o turismo di ritorno. In Australia ho una figlia e un nipote con radicidisangue-scritto tutto attaccato-italiane&messicane: è vero sono distinte ma assolutamente non separate.

Oggi siamo qui in Valcamonica dove sventola, così come in tutta la regione Lombardia, la bandiera simbolo dei lombardi nel e DEL mondo, cioè: sia di quelli che vi abitano (una decina di milioni) e sia di quelli che sono emigrati nel corso dei secoli (che sono molti di più). 

Bandiera di colore verde delle nostre valli e pianure che porta al centro la ultra millenaria Croce della Valcamonica a “Simbolo” della Lombardia tutta.

Tutto ciò a testimonianza dell’esistenza di un continuo: PresentePassato, PresentePresente e PresenteFuturo e che dice: padroneggiare il passato è condizione per padroneggiare il futuro.  

Va detto -subito- che Turismo (parto da un posto e ritorno nello stesso posto da cui sono partito) è da meglio coniugare con la parola turismi(turismo responsabile, t.culturale, turismo sociale ( di tutti per tutti) , t.sostenibile,t.ecologico, t.enogastronomico, t.archeologico,t-archeologia industriale,t.lento,t.slow food,t.salute,t.medico,sino al recente turismo  DELL’ULTIMA ORA,... ecc…)

Importante è anche dire subito come la parola “radici” e basta, è propria del Regno Vegetale ed è usata come metafora nel Regno degli Umani che sono molto di più di una  metafora. 

Si pensi anche quale complessità e fonte di discussione ha la parola contraria, contrapposta a radici, del termine: “sradicamento”…che si declina come parola, come concetto e come esperienza di vita.

E la differenza è ancora oggi tutta da scrivere per uscire, davvero, dalla nonappagante, nonbastante metafora della sola parola “Radici“. Troppo spesso parola usata a voler segnare un “mero radicamento“, “una mera fissità” …. fissità che definisce proprio l’appartenenza delle piante al Regno dei Vegetali. Parola, da sola, inadatta per gli amori, le gioie,le sofferenze, i dolori e le malinconie che gonfiano il cuore delle persone umane.

E che che cosa si intenda con il termine “ITALICI” come parola, come concetto e come esperienza di vita che riguarda circa 250 milioni di persone nel mondo (stime condotte dal centro di ricerche fondato e coordinato da on.le Piero Bassetti, già primo presidente della Regione Lombardia e relatore proprio su questo argomento alla sede dell’ONU a New York)

Per Italici intendiamo coloro i quali hanno radici di sangue generazionali totali o almeno parziali con nati in Italia; radici culturali con l’Italia (ad es. non c’è direttore di museo d’arte importante nel mondo che non vi abbia soggiornato larga parte della sua vita e che non abbia imparato la nostra lingua…);radici sociali ( ad es. essere parte acquisita di famiglie allargate italiane);radici religiose (frutto di maturazione nei monasteri italiani e a Roma centro millenario della cattolicità universale) radici giuridiche (il Diritto nella lingua della antica Roma è ancora ineludibile per una comprensione giuridica erudita della articolata umanità tutta…)…

Ecco turismo delle radici, ecco turismo di ritorno in Italia mediterranea articolata in regioni italiane, distinte non separate, con patrimoni ereditari culturali di lingue e tradizioni famigliari e di famiglie e di fratellanza e di cooperazione. E ricordiamo: regioni unite culturalmente dall’amore di Patria.

Cultura che ha un triplice signficato nel senso di Erudizione, nel Senso Pedagogico e nel senso di Modi di Vivere, di usi&costumi tra cui ad esempio la enogastronomia….quale è il vino tipico italiano?...le terre italiche si estendono dalla cima dello Stelvio sino all’isola di Pantelleria, in pieno mare mediterraneo…ebbene di vini tipici ne abbiamo migliaia! …così come migliaia sono i nostri tipici piatti di pasta…ecc…e così è TUTTA da vedere, ascoltare, toccare, odorare, gustare la nostra unità linguistica dentro le nostre diversità del tutto particolare ed uniche italiane.

Ed i Lombardi NEL E DEL mondo cioè i dieci milioni cha abitano in Lombardia e quelli che abitano nel mondo tutti e due sono distinti ma non separati.

Ecco il ruolo delle associazioni lombarde ne che curano la fecondità dei rapporti e qui va ricordato il ruolo ineludibile di Daniele Marconcini. E qui altrettanto ineludibile la associazione gente camuna e la sua dirigenza.

Testimonianza che solo quando l’amore del fare, cioè del lavoro, “tabrocca” si ha un Capo-Lavoro. Ecco i nostri Patrimoni Ereditari Culturali della umanità tutta Unesco. Il primo in Italia la Valcamonica. 

Come si fa a far vedere,ascoltare,toccare,odorare,gustare ed in questo caso risvegliare nel profondo le radici italiane? a chi e come rivolgersi? Ecco gli animatori culturali ambientali  persone che hanno fatto dello studio il loro primo riferimento unito all’amore per la propria comunità, città, provincia, regione, ed Italia tutta tende a traboccare rendendosi così percepibile e conseguentemente percepita dal turismo delle radici, turismo di ritorno…E ancora qui come dimenticare la operosa attività degli Animatori Culturali Ambientali del Ctg Valcamonica Unesco guidati da Gaudenzio Ragazzi autore di molte pubblicazioni sulla Valcamonica tra cui quella sulla DANZA un unicum per l’epoca preistorica.

Danza che dice anche delle profonde archetipe radici del’amore presenti nell’uomo e nella donna di ieri, di oggi e di domani.  

Da tutto questo nasce il bisogno-vero di confrontarsi-davvero in profondità su basi di sana conoscenza della emigrazione italiana vecchia e nuova che riguardava e riguarda, ancora oggi, il mondo intero.

La padronanza delle essenzialità del Presente, dell’Oggi,  implica una padronanza -sostanziale del nostro Passato, della nostra ricca ed articolata ultramillenaria Storia.

Non ci possiamo esimere dal citare le parole per il loro spirito-animante il nostro dire, il nostro fare ed il nostro  testimoniare proprio di un “italico”, nato a Ippona in Algeria amante della Lombardia e della Italia tutta che è sepolo a Pavia nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro per merito del Re Liutpando nell’VIII sec. d.c. 

È Sant’Agostino che scrive nei commenti alla prima lettera di Giovanni:

“Sia che tu taccia

Taci per amore

Sia che tu parli

Parla per amore

Sia che tu corregga

Correggi per amore

Sia che tu perdoni

Perdona per amore

Sia in te la radicedell’amore

Perché da questa radicedell’amore non puo’ procedere se non il bene.

AMA E FA CIO’ CHE VUOI”

sabato 31 agosto 2024

Francesco Varanini sarà a Mantova in Piazza Mantegna giovedì 5 settembre 2024

 


Francesco Varanini sarà a Mantova in Piazza Mantegna  

giovedì 5 settembre 2024 alle ore 18,00 nell'ambito del Festival 

della Letteratura.

INGRESSO LIBERO

TEMA INCONTRO:


Presentazione del suo Libro " SPLENDORI E MISERIE DELLE INTELLIGENZE ARTIFICIALI. ALLA LUCE DELLA UMANA ESPERIENZA" Ediz. Guerini&Associati 2024 


lunedì 8 maggio 2023

martedì 2 maggio 2023

domenica 13 novembre 2022

...la preghiera e la meditazione danno luce...

 

Oggi più che mai abbiamo bisogno di respiro sia nella nostra vita quotidiana che nei nostri itinerari di autoconoscimento e di trasformazione. 

E il respiro ci può venire solo da una mente pacificata, una mente più integra cioè, meno frammentata nelle varie compulsioni del nostro ego. 

Solo una mente quieta e silenziosa diviene capace di penetrare nelle zone conflittuali del nostro essere, di riconoscerle innanzitutto, e quindi poi di sanarle. 

Ecco perché qualsiasi cammino psicoterapeutico profondo non può non integrarsi prima o poi con l’itinerario spirituale di liberazione. 

Anzi è solo il rafforzamento del contatto spirituale con gli stati della nostra unificazione interiore, e cioè con la sorgente sempre viva della nostra rigenerazione, che ci consente di portare luce negli strati sempre più radicali della nostra scissione paranoide, e di disattivarne i meccanismi distruttivi. 

Così come il progressivo riconoscimento e scioglimento dei nostri più arcaici nodi emotivi, ci libera per stati unitivi sempre più integrali e profondi, in una circolarità virtuosa che possiamo chiamare propriamente la nostra storia della salvezza.


Detto in sintesi: la preghiera e la meditazione danno luce e orientamento alla ricerca psicologica, così come l’autoconoscimento psicologico delle nostre distorsioni profonde purifica, dà corpo e concretezza alla nostra vita spirituale, la aiuta cioè ad incarnarsi. (darsi pace-marco guzzi-)

giovedì 17 marzo 2022

“Il dormiente della valle”, una poesia di Rimbaud per riflettere sulla guerra

E' un anfratto verde dove canta un fiume

Appendendo follemente all'erba i suoi stracci
D'argento; dove il sole, dalla fiera montagna
Risplende: è una piccola valle spumeggiante di raggi.
 
Un giovane soldato, la bocca aperta, il capo nudo,
E la nuca immersa nel fresco nasturzio azzurro
Dorme; è steso nell'erba, sotto le nuvole,
Pallido nel suo verde letto dove la luce piove.
 
Ha i piedi fra i gladioli, dorme. Sorridendo come
Sorriderebbe un bimbo malato, fa una dormita:
Natura, cullalo tiepidamente: ha freddo.
 
I profumi non fanno fremere le sue narici;
Lui dorme nel sole, la mano sul petto
Tranquillo. Ha due buchi rossi sul lato destro.

mercoledì 16 marzo 2022

 

” Carl Schimtt, Il nomos della terra, adelphi,91,MI, p.429; 

“Se le armi sono in modo evidente impari allora cade il concetto di guerra reciproca le cui parti si situano sullo stesso piano. E’ infatti proprio della guerra il fatto che si dia una determinata chance, un minimo di possibilità di vittoria. Se questa viene meno, l’avversario diventa  soltanto oggetto di coazione.”



lunedì 22 giugno 2020

“…Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi…” (Salmi 27,13)


Con il Covid-19 e con il suo effetto di chiusura in casa… ci siamo,anche, relazionati con l’ esplosione della virtualità.

Con il nostro personale smartphone, con il nostro personal computer ci siamo relazionati (quando e come abbiamo voluto) ed abbiamo viaggiato-virtualmente in tutto il mondo stando fermi a casa nostra.

Abbiamo così potuto “contemplare-virtualmente” cioè vedere, ascoltare ma NON  toccare, odorare, gustare le bellezze del creato e delle opere realizzate dalle persone umane di tutto il mondo.

Assaporando la soddisfazione di “fare da soli” e “viaggiare da soli” senza-apparentemente- impedimento alcuno.

Forse, sono proprio le nostre mutevoli esigenze di “ nuovi uomini moderni del terzo millennio dopo Cristo” che chiedono e portano verso una nuova forma di “Associazione-Virtuale” una “Zoom-Association”….

Siamo, ormai, di fatto, in presenza di tre nuove forme di organismi associativi: Associazione Virtuale, Associazione Fisica e Associazione Fisico-Virtuale…tutte da ben comprendere nelle loro implicazioni ed evoluzioni culturali, sociali ed organizzative.

Ed allora è ineludibile chiedersi: dove “sta” il Ctg nel suo Presente-Passato; Presente-Presente e l Presente-Futuro?

Il Ctg lo “trovo” dove stanno i suoi punti di riferimento, dove “sta” la sua ragione di esistere: l’essere in continuo dialogo con il Santo Vangelo e con la Costituzione della nostra cara Italia.

Vangelo è “Amore” come parola, come concetto, come esperienza di vita.

Amore perché sei attratto verso qualsiasi tipo di “Bene” (“il male” si ama solo se si presenta “come se fosse bene”) Effetto dell’amore è la tendenza all’unione, allo “stare assieme” e essere nell’amore significa“gioia di vivere”. Che rimane il primo dovere di un cristiano, in quanto consapevole di aver ricevuto il “dono della vita”.

Siamo nella nostra cara Italia con al centro Roma, centro della cattolicità mondiale. Ineludibile l’art.3 della Costituzione italiana dove i padri fondatori hanno scritto e argomentato sul “..pieno sviluppo della persona umana..” sia singola che associata (art.18).

“Contemplare-Fisicamente ” vuol dire vedere, ascoltare ma ANCHE toccare, odorare, gustare le bellezze del creato e delle opere realizzate dalle persone umane in modo così misteriosamente inscindibilmente “tuttoattaccato” ed in modo così affascinatamente-coinvolgente da essere capace di “assorbire tutto me stesso” e, così a tal punto -traboccante-, da dimenticare sia tutte le altre cose, sia la mia propria ed unica individualità.

Come è possibile crescere compiutamente, in pienezza, senza il viaggio (virtuale e nella pienezza fisica) nella nostra cara Italia?

Come è possibile senza il viaggio (virtuale e nella pienezza fisica) conoscerci per capirci nella nostra cara Europa?

Europa che sappiamo essere nata proprio con il Pellegrinaggio, frutto delle profonde radici culturali materne cristiane.

Il Ctg è dentro la realtà vissuta dalle persone giovani e diversamente giovani -in un continuo fecondo dialogo intergenerazionale- di oggi, non di ieri o di domani. Conseguentemente è dentro, a pieno titolo, all’esplosione e dinamicità dello sviluppo tecnologico.

Ctg si riconosce bene nelle parole del Santo Padre “L’unità non è uniformità, non è fare obbligatoriamente tutto insieme, né pensare allo stesso modo, neppure perdere l’identità. Unità nella diversità è precisamente il contrario, è riconoscere e accettare con gioia i diversi doni che lo Spirito Santo dà ad ognuno e metterli al servizio di tutti nella Chiesa.”(Aula Paolo VI 31 ott.2016)

Ed ancora, la nostra associazione fisico-virtuale con il suo rapporto più profondo con il significato della relazione dell’amicizia tra i giovani, tra gli adulti e tra di loro rappresenta un “sistema di vita” in cui i progetti e le azioni, inerenti e conseguenti, sono interiormente unificati.

Nel gruppo Ctg si può davvero dire che:

quelli che mi stimano e che io stimo, mi ri-conoscono. Io sono qualcuno per qualcuno. Posso credere in me stesso, poiché qualcuno mi dà valore; posso mettermi in relazione perché c’è qualcuno esterno a me che mi capisce e che interagisce con me. Sperimento la coscienza del mio valore e della comunicazione interpersonale. Autostima che cresce in me a seguito di un sano confronto.

Nel gruppo organizzato Ctg significa:

prendere un ruolo di cui non eri cosciente, significa imparare a dare significato anche agli altri, dare un senso alla propria presenza sociale, a dare un senso al proprio tempo, a prendere un ruolo nel gruppo, ad essere richiesto per quello che sono e per quello che so fare….

Significa uscire dall’anonimato, entrare nel Ctg, e dire:

“ANCH’IO CI SONO, PERCHE’ SIAMO”

Organo in versione artificiale per avvicinare sempre di più l’uomo alle macchine.


contatto con oggetti.

Braccio robotico
Dopo il primo occhio bionico al mondo, approvato proprio nei giorni scorsi negli Stati Uniti per poter essere utilizzato in trapianti sugli esseri umani, dalla Svizzera giunge un ulteriore organo in versione artificiale che potrebbe presto avvicinare ancora di più l’uomo alle macchine. Al Politecnico di Losanna è stato infatti sviluppato un prototipo di arto bionico in grado di fornire semplici ma importanti sensazioni tattili al paziente, replicando seppur in maniera grezza il senso del tatto.
Gli arti robotici progettati fino ad oggi, infatti, hanno svolto esclusivamente il compito di afferrare e spostare oggetti, senza che l’utente potesse ricevere alcun feedback sensoriale al contatto con gli stessi. Quanto proposto invece dal Prof. Silvestro Micera, di chiare origini italiane, prevede un collegamento dell’arto con i nervi ulnare e mediano, consentendo così una comunicazione diretta con il cervello: proprio quest’ultimo è infatti il mezzo con il quale l’arto può essere comandato, in quanto la comunicazione può avvenire in ambedue le direzioni.

Il braccio bionico progettato in Svizzera, insomma, consente lo scambio di informazioni sia per il comando dei motori che lo azionano, sia per inviare al cervello informazioni sensoriali raccolte da appositi dispositivi installati nei polpastrelli artificiali. Tali informazioni al momento risultano essere non eccessivamente precise e quindi profondamente lontane da quelle restituite dalle dita umane al contatto con gli oggetti. Trattasi tuttavia di un importante passo in avanti, una base sulla quale andare a costruire protesi di nuova generazione in grado di replicare un nuovo aspetto di primaria importanza.
Oltre al miglioramento del feedback sensoriale inviato dall’arto al cervello, poi, vi sono ulteriori ostacoli da aggirare, come ad esempio l’invasività del collegamento adottato per far comunicare i due organi. Ad oggi, infatti, l’arto può essere impiantato e mantenuto attivo per non più di un mese, oltre il quale sono richieste operazioni di manutenzione in alcuni casi particolarmente scomode. Secondo il Prof. Micera, saranno necessari almeno altri due anni di studi intensivi e di ricerca prima di poter vedere tale protesi in pianta stabile su di un paziente.

giovedì 5 marzo 2020




il mondo necessita di 'amore'...per 'andare-avanti'... 'amore'per TUTTI, nessuno escluso....



What The World Needs Now Is Love















di Burt Bacharach


What the world needs now is love, sweet love It's the only thing that there's just too little of What the world needs now is love, sweet love,
No not just for some but for everyone.

Lord, we don't need another mountain,
There are mountains and hillsides enough to climb
There are oceans and rivers enough to cross,
Enough to last till the end of time.

What the world needs now is love, sweet love
It's the only thing that there's just too little of
What the world needs now is love, sweet love,
No, not just for some but for everyone.

Lord, we don't need another meadow
There are cornfields and wheat fields enough to grow
There are sunbeams and moonbeams enough to shine
Oh listen, Lord, you know










mercoledì 15 gennaio 2020

Nuovo umanesimo: è l’espressione che da più giorni si trova sulla bocca e sulla penna di numerosi intellettuali, giornalisti o tuttologi di professione....



Il progetto di Nuovo Umanesimo di Morin prevede di togliere dal Cristianesimo l’affermazione che Gesù Cristo è l’unico Salvatore dell’uomo, che c’è un’unica Chiesa, che esiste un’unica Rivelazione. Così avremo una religione che potrà inserirsi nel magnifico mondo degli uomini che si riconoscono nell’unico orizzonte della Terra-casa comune. L’universalismo autenticamente cristiano cede così il passo alla creazione di un mondo nuovo e un uomo nuovo senza Cristo.

sabato 21 dicembre 2019

giovedì 14 novembre 2019

TURISMO DELLE RADICI, TURISMO DI RITORNO…E’ IL GRAZIOSO E PIACEVOLMENTE GUSTOSO MODO DI DIRE: “IO HO RADICI ITALIANE”… di Diego Scarbolo

TURISMO DELLE RADICI, TURISMO DI RITORNO…E’ IL GRAZIOSO E PIACEVOLMENTE GUSTOSO MODO DI DIRE: “IO HO RADICI ITALIANE”…

di Diego Scarbolo

E ancora: perché ne vale la pena? Come si fa? Dove si fa?...sono solo alcune domande ineludibili…

Va detto -subito- che Turismo (parto da un posto e ritorno nello stesso posto da cui sono partito) è da meglio coniugare con la parola turismi(turismo responsabile, t.culturale, t.sociale, t.sostenibile,t.ecologico, t.enogastronomico, t.archeologico,t-archeologia industriale,t.lento,t.slow food,t.salute,t.medico,t……..ecc…)

Ed inoltre qui interessa partire dal termine ITALICI come parola, come concetto e come esperienza di vita che riguarda nel mondo, secondo autorevoli stime, condotte dallo studio di ricerche coordinato da Piero Bassetti, già primo presidente della Regione Lombardia e relatore sull’argomento alla sede dell’ONU a New York, circa 250 milioni di persone.

Per Italici intendiamo coloro i quali hanno radici di sangue (ricordo che sono solo le piante ad avere le radici non le persone umane) generazionali totali o almeno parziali con nati in Italia, radici culturali con l’Italia (ad es. non c’è direttore di museo d’arte importante nel mondo che non abbia soggiornato parte della sua vita e imparato la nostra lingua in Italia…) radici sociali ( ad es. essere parte acquisita di famiglie allargate italiane) radici religiose (frutto di maturazione nei monasteri italiani e a Roma centro millenario della cattolicità universale) radici giuridiche (il diritto nella lingua della antica Roma è ancora ineludibile per la comprensione giuridica erudita della articolata umanità tutta…)…

Ecco turismo delle radici, ecco turismo di ritorno in Italia del Nord, Centro e Sud le TRE vere macroregioni italiane articolate con lingue e tradizioni famigliari e di famiglie allargate e di fratellanza e di cooperazione e di aspirazioni alla pace, alla libertà ed alla democrazia ….si distinte ma mai separate dall’amore di Patria e da un sano patriottismo.

Tradizioni culturali nel senso di erudizione, nel senso pedagogico, nel senso di modi di vivere, di usi&costumi tra cui la enogastronomia….quale è il vino tipico italiano?...le terre italiche si estendono dalla cima dello Stelvio sino all’isola di Pantelleria, in pieno mare mediterraneo…ebbene di vini tipici ne abbiamo migliaia! …così come migliaia sono i nostri tipici piatti di pasta…ecc…e così è TUTTA da vedere, ascoltare, toccare, odorare, gustare la nostra unità linguistica dentro le nostre diversità del tutto particolare ed uniche italiane.

Solo quando l’amore del fare “tabrocca” si ha un Capo-Lavoro ed “i nostri” sono riconosciuti come Patrimoni Ereditari Culturali dell’Umanità Intera-Unesco.

Come si fa a far vedere, ascoltare, toccare, odorare, gustare ed in questo caso risvegliare nel profondo le radici italiane ? a chi e come rivolgersi? Ecco gli animatori culturali ambientali (ACA) persone preparate il cui amore per la propria città, provincia, regione, ed Italia tutta tende a traboccare rendendosi così percepibile e conseguentemente percepita dal turismo delle radici, turismo di ritorno…

Da qui nasce il bisogno-vero di confrontarsi-davvero in profondità su basi di sana conoscenza della emigrazione italiana vecchia e nuova che riguardava e riguarda, ancora oggi, il mondo intero.

La padronanza delle essenzialità del Presente, dell’Oggi, implica una padronanza -sostanziale del nostro Passato, della nostra ricca ed articolata ultramillenaria Storia.

Va preso atto che le nostre Tre sostanziali macroregioni quella del Nord con la sua corona alpina si relaziona, da sempre, con il centro europa; quella Centrale con Roma (riferimento ineludibile da sempre della cattolicità mondiale) ponte tra i due mari Tirreno ed Adriatico ed il Sud che è - rimane e rimarrà- il vero “Molo” dell’intero Mediterraneo che non può non avere: un grande futuro.

E se non se ne farà Nulla del turismo delle radici, del turismo di ritorno? Vorrà dire che saremo più poveri, tutti, nessuno escluso.

Sappiamo bene che ricco è molto, molto di più di avere tanto denaro e la nostra cara e bella Italia, con tutta la sua lunga meravigliosa storia, ce lo mostra in continuo, testimoniando che solo chi padroneggia il Passato può padroneggiare il Futuro.

Ma il discorso non finisce e non può finire qui. Molto rimane da da dire, da ragionare e da mettere in atto . Assieme, nessuno escluso.

Si qui, in questo tempo, siamo solo all’antipasto.

venerdì 10 maggio 2019

Diego Scarbolo Intervento al Museo Nazionale di Cividale del Friuli (UD) sul Prof. Amelio Tagliaferri: " UNA CULTURA NUOVA PER UNA CIVILTA' EUROPEA NUOVA"



AMELIO TAGLIAFERRI: “Una cultura nuova per una civiltà nuova”

La forza dell’ereditarietà culturale delle genti Longobarde in Italia ed Europa. Storico, promotore della valorizzazione del Patrimonio Ereditario Culturale della Umanità Longobardo –Unesco- a partire da Forum Iulii&Brixia.

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Io sono Diego Scarbolo, con radicidisangue friulane, ed il mio mentore è stato il prof. Amelio Tagliaferri.

Uso Mentore come parola (di guida oltre i limiti), come concetto (va oltre il maestro), come esperienza di vita ( un rapporto fecondo di verità).

Tutta la Sua famiglia, che ha avuto residenza per un lungo periodo a Brescia, è sempre stata in rapporto di vera amicizia con la mia che risiedeva a Brescia già dalla fine degli anni quaranta.

Io ho seguito “il Professore” da ragazzo poi laurea in economia, master postuniversitario ENI in tecnologie avanzate, esperienze in gruppi industriali profit-oriented e nelle organizzazioni nonprofit….sino alla Sua prematura e compianta fine.

Sono stato il primo Presidente della Associazione Longobardia assieme a Bruno Cesca, Luigi Bandera , Gianbattista Muzzi, Franco Fornasaro e scrivo queste righe non dal punto di vista della Sua produzione scientifica che conta più di 160 lavori e che così bene lo ricorda il prof. Tommaso Fanfani ( già ordinario di Storia Economica Univ. Pisa) :

"... Amelio Tagliaferri, l'uomo che fu il mio Maestro, che mi avviò alla Storia Economica e che resta per me un punto di riferimento preciso, oggi come ieri." "...amava la storia allo stesso modo del suo Maestro, Amintore Fanfani... vale a dire teorizzatore della centralità dell'uomo..." "..il 14 ottobre 1963 Amintore Fanfani gli scrive una lunga lettera e lo consiglia a trovarsi, dopo la morte di Bognetti, un altro Maestro, per ""proseguire i tuoi studi -dice- con il necessario appoggio, per non lasciarli nel puro campo delle soddisfazioni dilettantistiche, come io sto facendo con la pittura.""".

Scrivo -come primo presidente della Associazione Longobardia- queste righe a testimonianza delle Sue intuizioni sul Patrimonio Ereditario Culturale della intera Umanità delle genti Longobarde e sulla ineludibile opportunità metodologica “interdisciplinare”. il prof. Polese, (già associato di storia economica alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Udine), ricorda, anch’esso, nei suoi scritti in memoria del Prof. Amelio Tagliaferri, “la Sua insitenza sulla "interdisciplinarietà" ed "interculturalità"... nella ricerca costante di cogliere l'essenza dei fenomeni esaminati….”.Si deve ricordare che il Tagliaferri affascinato dalla civiltà longobarda ne diverrà uno dei più autorevoli esperti al mondo e organizzerà nel 1990 la grande mostra internazionale sulla civiltà longobarda

("I LONGOBARDI:grandezza e splendore di un popolo d'Europa"), l'evento culturale di richiamo mondiale che rappresenta la sintesi di una vita dedicata alla ricerca sui longobardi, alla loro organizzazione economica, civile e produttiva.

Quando parlavo con il Professore dei percorsi storici dei Longobardi mi ricordava la storica Enciclopedia Treccani al volume XXI in cui si spiegava bene, a pag.419, cosa fosse la LONGOBARDIA:

“….il nome discende dal medioevale LONGOBARDIA …e corrisponde all’insieme dei territori italiani occupati o dominati dai Longobardi…ma Longobardia valicava gli attuali confini dell’attuale Lombardia tanto che all’epoca di Dante Lombardo fu sinonimo di italiano”.

Ma sono anche Presidente del gruppo del Ctg (www.CTG:IT) Centro Turistico Giovanile Longobardia (www.ctg-longobardia.it) e devo ricordare il ruolo del Ctg anche quando si parla e argomenta su siti e beni Patrimoni Ereditari Culturali dell’Umanità-UNESCO. Ruolo che si nutre del suo radicato patrimonio culturale e che si estrinseca nella “capacità di concorrere a gestire assieme, consapevolmente, progetti complessi”…l “Tutto” assieme, in questo progetto, con altri importanti nazionali organismi associativi del turismo sociale quali il CTS, ACLI, UISP, AICS e ARCI.
E così oggi possiamo e dobbiamo lasciar parlare i fatti documentati e realizzati:

-A pagina 7 (sette)e 8 (otto) del Piano di Gestione della candidatura a Patrimonio Ereditario Culturale della Umanità -UNESCO- già depositato nel 2008 a PARIGI presso la sede mondiale UNESCO dal Ministero e dei Beni Culturali e Ambientali Italiano e sottoscritto da 5 (cinque) Regioni Italiane (FRIULI, LOMBARDIA, UMBRIA, CAMPANIA, PUGLIA) , 6 (sei) Province (UDINE, BRESCIA,VARESE, PERUGIA, BENVENTO, FOGGIA) , 8 Amministrazioni comunali (CIVIDALE DEL FRIULI, BRESCIA, CASTELSEPRIO-VARESE,CAMPELLO,SPOLETO, BENEVENTO,MONTE SANT’ANGELO) 1 Ente parco, 2 Comunità Montane, 3 Enti ecclesiastici, 2 Fondazioni pubblico-private, 2 Centri di studi, ben 19 Uffici territoriali del Ministero per i beni e le attività culturali (Direzioni Regionali e Soprintendenze) si legge:
“”Unita a Cividale dal filo logico della matrice longobarda e dalle due grandi mostre internazionali sulla storia dei Longobardi, la città di Brescia sin dal 2003 aveva avanzato proposte di collaborazione a livello delle associazioni di promozione del turismo sociale ( ndr di Brescia Pres. Luigi Bandera e di Cividale del Friuli (UD)-Friuli Presidente Bruno Cesca). Nel corso del 2005 i Presidenti dei Forum delle Associazioni di Promozione del Turismo Sociale di Brescia (ndr Luigi Bandera)e Cividale (ndr Bruno Cesca) sottoscrirono l’atto costitutivo della “Associazione Longobardia”(ndr Primo Presidente Diego Scarbolo) con lo scopo di dar vita a un sistema turistico integrato a “rete”, destinato a coordinare le realtà firmatarie anche ai fini dell’avviato iter di candidatura, ma anche a costituire nel tempo una più ampia rete europea “Longobardia - Regione virtuale Europea”, un “corridoio geoculturale europeo” che unisca i siti di matrice longobarda dalla Scandinavia al mar Ionio, seguendo il cammino nella storia dei popoli Longobardi. Nel 2006 furono avviati i lavori per la predisposizione della candidatura, comprendente all’inizio i soli centri di potere longobardo presenti nel nord Italia (Cividale del Friuli, Brescia, Castelseprio). Con il procedere dei lavori si sentì l’esigenza di estendere la candidatura ai luoghi delle più importanti “sedi di potere e di culto” delle aree dell’Italia centro-meridionale (Spoleto (PG), Campello sul Clitunno(PG), ‑­Benevento e Monte Sant’Angelo-FOGGIA-), ai fini di comprendere in un unico Sito seriale le maggiori testimonianze della cultura longobarda …””

Insomma: è la nostra Storia. I longobardi non sono tornati indietro in Scandinavia. Sono rimasti qui. Nella nostra e cara Italia. Siamo Noi.

Inseriti nel Piano di Gestione ecco il Ctg che hanno palesemente segnato l’iscrizione all’UNESCO della “Italia Langobardorum. Centri di potere (568-774 d.C.)” il cui esito favorevole è stato nel 2011 e che segnano la fecondità della attiva presenza del Ctg-centro turistico giovanile: Norberto Tonini (past President Ctg e Presidente Mondiale del BITS e membro del Comitato Mondiale ONU di Etica del Turismo con sede a Roma),Bruno Cesca (attuale segretario del comitato di gestione e infaticabile motore della candidatura), il sottoscritto Diego Scarbolo Presidente della Associazione Longobardia, Cassina Rolando Presidente del Ctg di Cividale del Friuli (UD).

Cosa si voleva e si vuole dire…con la dizione “Regione Virtuale Europea nel Corridoio Geoculturale Europeo LONGOBARDIA” ?

Che l’Europa non è una fortezza monetaria con l’“EURO “ la cui base, tra l’altro, è virtuale, cioè slegata dai singoli Stati.

Ma che l’Europa , affondando su storiche millenarie radici-di.sangue, è un crocicchio di una pluralità di Storici Corridoi Geoculturali . Ed inoltre vuole dire promuovere tra gli “Europei”, sia tra i giovani che i diversamente-giovani, l’ “incontro” sia nel viaggio fisico sia nel viaggio nel “SESTO CONTINENTE DIGITALE” (secondo la dizione del Santo Padre Benedetto XVI) per “umanamente-relazionarsi”.

Relazioni, anche tra Associazioni Europee, sui temi che caratterizzano la nostra epoca. Quali la nuova realtà del ruolo della Donna europea; sui Beni Comuni di tutti e di ciascuno che ormai non sono solo Acqua, Aria, Suolo ma lo stesso web, la moneta…; sulla Nonviolenza - scritta tuttattaccata-; sul Lavoro (parte essenziale della vita della donna ,dell’uomo e della loro famiglia)e archeologia industriale (Liberi a Tempo Pieno!).

Il “tutto” dentro la adozione di una misurazione che chiamiamo “rendicontazione evoluta in digitale” che significa non basarsi solo ed esclusivamente sui termini monetari ma anche di costi-Benefici/Efficacia. Insomma una rendicontazione e misurazione del nostro fare comune che segni in modo riconoscibile il nostro grado di cura nella sana coltivazione e sana gestione del Capitale della Società di donne, uomini e loro famiglie nella sua interezza. Aperta alla “Vita”. Tendendo a escludere proprio: Nessuno!

In definitiva concorrere sia singolarmente, che in particolare in modo associato, dentro i nostri patrimoni ereditari culturali, a creare per la nostra cara Europa: una Cultura nuova per una Civiltà nuova.

Ecco cosa diceva Gothe davanti al ponte delle torri a Spoleto (PG)

“L'arte architettonica degli antichi e' veramente una seconda natura che opera conforme agli usi e scopi civili...e adesso soltanto sento con quanta ragione ho sempre trovato detestabili le costruzioni fatte a capriccio...un nulla che serve a nulla...e cosi' dicasi di mille altre cose, cosi' tutte nate morte, perche' cio' che veramente non ha in se’ una ragione di esistere non puo' essere grande ne' diventare grande”.

Così mi parlava il “mio professore” così voleva dire e lo ha detto sia con le Sue geniali intuizioni sia con Altre che divengono realtà quando la realizzazione diventa esperita come la acquisizione nel 2011 del Patrimonio Ereditario Culturale delle Genti Longobarde a Patrimonio ereditario Culturale della Umanità intera -Unesco-

Ma non è chiuso il ciclo Longobardo senza la acquisizione in corso del Corridoio Geoculturale Europea Longobardia che segna davvero l’avvio per l’Europa tutta di una cultura nuova per una civiltà nuova a cui teneva così tanto il mio grande -italiano vero- prof. Amelio Tagliaferri tanto da fare nel 1990 ben trentanni fa la mostra dal titolo”I Longobardi Grandezza e Splendore d’Europa”.

A lui va il mio grazie di cuore per l’insegnamento a sempre cercare di camminare nella verità sotto questo bel sole e sotto questa bella pioggia sino a quando il nostro caro e buon Dio lo vorrà.

mercoledì 24 aprile 2019

CIVIDALE DEL FRIULI(UD) ven.10 maggio 2019: "UNA CULTURA NUOVA PER UNA NUOVA CIVILTA' EUROPEA. Amelio Tagliaferri: L'EREDITA' CULTURALE" Interverrà Dr Diego Scarbolo

INTERVERRA' IL PRESIDENTE DR DIEGO SCARBOLO : 

"AMELIO TAGLIAFERRI 
ISPIRATORE DEL CORRIDOIO GEOCULTURALE EUROPEO LONGOBARDIA"

domenica 14 aprile 2019

Psicoterapia e carattere: La moderna psicoterapia applicata all’educazione, all’autoeducazione e all’assistenza spirituale di FRITZ KÜNKEL


La prima regola per l'autoeducazione dell'uomo va quindi così formulata:

[1ª regola] Renditi conto che sei contemporaneamente soggetto oggetto, che sei libero e responsabile, che non puoi sottrarti alle conseguenze della tua condotta e che devi portare le conseguenze anche della fuga dalle conseguenze.
[2ª regola] Chi soffre deve chiedersi perché e in che modo cerca di sottrarsi all’alternanza vitale di essere soggetto e oggetto e se cerca di essere in troppo alto grado solo soggetto o solo oggetto. E deve sforzarsi di trovare la via per la quale possa nuovamente arrivare ad essere armonicamente l’uno e l'altro: deve cercare la via della responsabilità.
[3ª regola] Se tu fai di un uomo (che si tratti di te stesso o di un altro) l’oggetto del tuo studio e della tua influenza, non dimenticare mai che egli è più che un semplice oggetto: che è un soggetto inconoscibile, imprevedibile, libero e creatore.
[4ª regola] Non si chieda da che cosa, da quali cause sia determinata l'attività dell'uomo; ma per che cosa, al servizio di quale fine l'uomo si comporta in un certo modo.
[5ª regola] Ci si opponga a quella che si ritiene sia l'immagine direttrice e dalla reazione più o meno violenta si riconoscerà immediatamente se si è colpita l'immagine giusta, e con quale tenacia viene difesa. Quanto meno l'immagine direttrice è rigida, tanto più fiaccamente saranno respinti tali attacchi.

6ª regola] Non combattere separatamente le singole linee direttrici, ma cerca d'individuare l'immagine direttrice di cui sono al servizio e convinciti che l’uomo o si trasforma per intero o non se ne fa niente, perché l’uomo è un essere unitario.

[7ª regola] Di fronte a fatti contrastanti chiediti sempre a che fine servano, cerca di determinare il loro scopo comune e troverai l’immagine direttrice alla quale servono come mezzi, diversi secondo le diverse circostanze della vita. Ma se invece non riesci a trovare quello scopo unitario, vuol dire che tu chiudi ancora gli occhi dinanzi alla verità, che non hai il coraggio di fissare la smorfia diabolica dell'uomo, perché ti manca la fiducia e perché non credi fermamente che dietro tutte le contraddizioni si cela l’unità e che dietro tutto il male c'è il bene.
[8ª regola] Ogni ambivalenza, si rivelerà come un'illusione di ambivalenza; si cerchi dietro obiettivi, apparentemente in lotta, il fine ultimo realmente operante (anche se inconscio) e si vedrà che anche l’apparenza ambivalente non è che un mezzo al servizio dell'immagine direttrice
[9ª regola] Non lagnarsi del dilemma, ma agire, anche a rischio di commettere degli errori o di provocare delle crisi. Meglio un passo falso che niente. Ma la vita è così organizzata che un passo che per uno è giusto non può essere falso per il prossimo.
[10ª regola] Vigiliamo affinché l'egotelismo in cui cadono i bambini s'irrigidisca il meno possibile. Si cerchi di mantenere il più possibile l'originaria fiducia, l'originario coraggio e l’originario finalismo (universale) del bambino. Si risparmino al bambino lodi e rimproveri e si eviti la formazione di fini particolari. E se si sbaglia, non si dia la colpa al bambino, ma al proprio egotelismo.

[11ª regola] Non ci si preoccupi di affermare la propria autorità e superiorità. Non ci si preoccupi nemmeno dell'isolamento del bambino né si vada mendicando la sua amicizia. Si rimanga obiettivi, si eserciti una critica amichevole e serena, mettendo in chiaro la situazione reale, sia interiore che esteriore, con le parole per i più grandi, con gli atti per i più piccini affinché appaia l'insensatezza ed il ridicolo della lotta per la supremazia. N on si risparmi nulla al bambino e gli si lasci trovare da sé la via del ritorno a un comportamento obiettivo. E se non si riesce nello scopo, non si cerchi il difetto nel bambino, ma nel proprio egotelismo.

[12ª regola] Non si permetta mai al bambino di sottrarsi alla propria responsabilità e alle conseguenze delle sue azioni. Non si prendano perciò in vece sua quelle decisioni che egli stesso può prendere; lo si lasci scegliere da sé i suoi giochi, fare le sue scoperte e le sue esperienze. Ci si guardi bene tanto dal viziarlo che dall'intimorirlo, altrimenti diventa troppo sottomesso. Se si ha un bambino sottomesso, si cerchi con incrollabile fermezza, pazienza e cordialità di portarlo ad agire di sua iniziativa. Lo si ponga di fronte a doveri imposti non dagli uomini ma dalle cose stesse. E se non riusciamo a dargli il senso della responsabilità, non diamone la colpa al bambino, ma al nostro egotelismo.
[13ª regola] I compiti scolastici siano tali da non scoraggiare il bambino. Non siano né troppo difficili, affinché non sia umiliato da un inevitabile insuccesso, né troppo facili, affinché non ne sia annoiato. Ma innanzitutto fare in modo che i compiti non appaiano un male necessario, bensì un dilettevole passo dello sviluppo personale. E se ciò non riesce, si cerchino le cause dell’insuccesso non nei programmi o nelle prescrizioni dell’autorità scolastica, ma nella propria mancanza di produttività e ci si sforzi di ritrovare la perduta fiducia nella vita.

[14ª regola] Chi ha a che fare con scolari indisciplinati si comporti in modo che essi da un lato sopportino le conseguenze della loro indisciplina (dovranno ad es. rifare i compiti trascurati, uscire dall’aula, ma non perché il maestro è cattivo, bensì perché devono essere tutelati gli interessi della collettività), ma dall’altro sentano non solo la piena simpatia, ma anche la piena comprensione dell'educatore. Egli deve spiegare loro perché sono ribelli, qual è la loro immagine direttrice e perché è falsa; e chiarire che egli non può né ammirare, né odiare, né temere uno scolaro che sbaglia, ma che il suo unico scopo è di dimostrargli come siano vani tutti i tentativi dell’uomo di sottrarsi alla propria responsabilità.
[15ª regola] Nel caso di un ragazzo apatico bisogna scoprire il fine, altissimo, al quale l'apatia serve come mezzo. Non appena il ragazzo si accorge che la sua pretesa apatia non è che una maschera, e che questa maschera è controproducente in quanto provoca proprio ciò che dovrebbe evitare, cioè l'insuccesso, e non appena il ragazzo s'accorge che si trova di fronte un uomo che non deve temere perché lo prende sul serio, allora la maschera d'indifferenza cade rapidamente e per sempre. E finché questo non riesce, l'educatore deve chiedersi in che modo il proprio egotelismo (l’egotelismo dell'educatore) impedisce al bambino di essere ad un tempo soggetto e oggetto.
[16ª regola] Quando l'educazione sessuale non può più svolgersi in modo semplice e innocuo, non si tratta più ormai di far conoscere i fenomeni sessuali, ma di eliminare gradualmente l’abuso che ne viene fatto. L’iniziazione in sé non presenta in tali casi alcuna difficoltà; ma ridare al bambino coraggio e fiducia unico mezzo per por fine alla sua lotta contro gli adulti è difficile qui come in ogni altro campo. E anche qui ogni insuccesso dev’essere attribuito alla mancanza di coraggio e fiducia nell'educatore.
[17ª regola] L’auto-soddisfazione sessuale non è un indice di perversione, ma semplicemente di scoraggiamento. Non si tratta di ricondurre l'istinto sessuale sulla giusta via, ma di ridare al ragazzo coraggio e fiducia; dopodiché la sua funzione sessuale rientrerà da sé nella normalità. Egli deve imparare a sopportare la depressione e la tensione e a non lasciare che gli insuccessi intacchino la sua dignità umana. Allora avrà altrettanto poco bisogno dell’auto-soddisfazione sessuale che dell'alcool o del fumo. E l’educatore che non è in grado di risolvere questo problema deve chiedersi quali ostacoli egotelici impediscono l’estrinsecarsi della sua propria vitalità creatrice.

[18ª regola] Le oscillazioni, l'aumento o la diminuzione del coraggio e della vitalità che si notano nel periodo della pubertà possono sempre venir utilizzati per l'inserimento del giovane nella società umana. Il nuovo senso sociale deve potersi sviluppare liberamente e apertamente in un rapporto fondato sull'amore, chiaramente riconosciuto e accettato con responsabilità, fino al fidanzamento ed infine al matrimonio. Chi ostacola questo sviluppo, non fa che favorire lo smarrimento nelle forme contrarie alla vita dell’erotismo solitario e del dongiovannismo avventuroso. Chi ha timore di guidare l’evoluzione dei giovani in modo che imparino ad amare pur rinunciando per il momento all’esperienza fisica dell’amore, costui cerchi in se stesso il difetto e l’errore.

[19ª regola] Chi soffre deve chiedersi non da quali circostanze esteriori, ma da quale falso atteggiamento interiore sia condizionata la sua sofferenza. Cerchi la relazione tra questa sofferenza ed il proprio egotelismo. Più chiaramente egli scoprirà questa relazione, più facile gli sarà eliminare il male. E se i suoi sforzi non riescono, deve riconoscere di non avere idee chiare su questa relazione. Chi si arena a questo punto, non ha sofferto abbastanza.

[20ª regola] Chi è egotelico lo è tanto nelle grandi attività che nelle piccole cose della vita quotidiana. Dall'influenza esercitata sugli altri in una semplice conversazione può riconoscere altrettanto bene che dal risultato finale di tutta la sua vita, se è un commediante che fa bolle di sapone oppure un lavoratore obiettivo. Né il proprio giudizio né il giudizio degli altri possono essere decisivi a questo riguardo. L’unico criterio valido di giudizio è l’aumento o la diminuzione dell'egotelismo di coloro con cui ha a che fare. Se si riesce a diffondere attorno a sé l’obiettività si può ritenere di aver ridotto il proprio egotelismo; se l’egotelismo degli altri aumenta, ne ha colpa la propria mancanza di obiettività. I frutti che produciamo sono lo specchio nel quale possiamo leggere il nostro destino: a meno che il troppo egotelismo non c'impedisca anche questo, rendendoci ciechi.

[21ª regola] Chi si sorprende nel tentativo di addossare agli altri la responsabilità del proprio destino, cerca ancor sempre di prendere come oggetto dell’analisi di se stesso dei fenomeni parziali anziché il proprio destino totale. Egli deve sforzarsi di passare dalla parte al tutto, dal « se » al « che », dalle condizioni del passato ai compiti del presente e dalle immagini direttrici alla realtà del suo vero volto. Se ciò non riesce, significa che la morsa del destino non lo ha ancora veramente afferrato. Egli deve aspettare, finché il crescente dolore lo spinge a rinunciare all’auto-inganno del proprio egotelismo.

[22ª regola] Chi cade in una situazione difficile e ne ritiene responsabile il proprio ambiente - uomini e cose - deve chiedersi perché mai non sia egli stesso in grado di cambiare questi uomini e queste cose oppure di assumere un atteggiamento tale da far sparire le difficoltà. E soprattutto quando la responsabilità viene attribuita a un inconveniente del passato ci si deve chiedere perché non si abbia sufficiente capacità di adattamento e forza creativa per trasformare questo inconveniente in un vantaggio. Chi in tal modo procede con costanza contro il proprio egotelismo, trova alla fine che la colpa non è meno sua che degli altri. Così la sua personale infelicità diventa una parte dell'universale sofferenza umana. Passato e presente sono disintossicati. Ma ogni individuo risponde degli errori di tutti; e le energie che non si esauriscono più in una vana accusa contro il destino, restano libere per cooperare al miglioramento del nostro comune destino.

[23ª regola] Un passo importante (tuttavia non indispensabile) dell’autoeducazione consiste nella scoperta della “scena d’origine”, che è un'espressione simbolica dell'immagine del mondo del bambino e il punto di partenza dell'immagine e delle linee direttrici. L’elaborazione interiore dell’egotelismo (sentimento d'inferiorità e bisogno di affermazione del proprio valore) trova in essa la sua materia vitale. La scoperta di queste “esperienze” di accentuato carattere affettivo facilita in alto grado il superamento dell’egotelismo. Però questa scoperta è possibile soltanto se si riesce a sconfiggere le resistenze egoteliche (dubbio, malumore e successo) arrivando alla confessione senza riserve delle connessioni più pericolose per l’egotelismo. Se ciò non riesce, si devono ancora sopportare le conseguenze dell'egotelismo, i tormenti della vita, finché l’io non si arrende.

[24ª regola] Chi ha scoperto le connessioni fra la sua sofferenza e il suo egotelismo ed è pronto ad ammettere la propria responsabilità per il futuro destino della sua vita, non può ancora attendersi senz’altro, come un meritato compenso, la fine della sofferenza, ma deve essere pronto a trarre le conseguenze effettive della sua scoperta e della sua confessione. Egli deve star saldo nella situazione che gli è finora sembrata la più insopportabile. Deve essere ad un tempo soggetto e oggetto, per quanto la vita glielo renda difficile. Solo chi si sottomette alla vita potrà dominarla.

[25ª regola] Non è necessaria soltanto la visione della genesi della sofferenza e la confessione dei propri errori e della propria responsabilità, ma anche l'accettazione serena di tutto quanto è accaduto. Lo si può deplorare, ma non si deve servirsene come di un’arma contro il destino. Un peccato che è stato riconosciuto e confessato in tutte le sue connessioni, non può più servire che come mezzo utile per gli scopi del futuro, come materiale istruttivo per migliorarsi. Immobilizzarsi nel pentimento è un errore come vantarsi dell’errore; l’una cosa e l’altra servono per sfuggire alla vita. L’accettazione non è invece né pentimento né vanto, ma semplice riconoscimento, elaborazione e valorizzazione di uno stato di fatto

[26ª regola] Chi accetta il proprio passato e la genesi dei suoi dolori si trova dinanzi al compito di accettare anche il futuro, come si svilupperà dal suo passato. Deve accettare il fatto di trovarsi, inesperto come un bambino, di fronte a nuovi sviluppi, il cui corso non può ancora prevedere. Deve affidarsi alla corrente della vita creatrice, senza tenere, come finora, il timone ansiosamente stretto nella mano e senza guardare preoccupato la carta di navigazione (falsa). Egli deve rendere i suoi piani per il futuro così elastici e adattabili, i suoi desideri e i suoi fini, anzi perfino le sue valutazioni e idee, così duttili, da poter essere in ogni istante arricchite, ammaestrate e trasformate da nuovi fatti e da nuove esperienze. Accettare il futuro significa accettare anche tutti i possibili mutamenti del proprio carattere. Chi considera un dovere “dimostrare carattere” e intende con ciò di dover rimanere così com'è, compie ancora un altro tentativo, più o meno abilmente mascherato, di mettersi al posto di Dio. Dovrà soffrire, finché la vita non correggerà il suo errore.

[27ª regola] Non basta accettare il passato ed il futuro, ma è necessario in primo luogo dir di sì ai compiti immediati del presente. Tra questi compiti se ne trova però sempre uno che esige proprio quello che prima appariva come la cosa più amara e intollerabile. Di fronte a questo compito si deve tener duro e non sfuggire né a destra né a sinistra. Chi accetta questo compito, progredisce; ma chi non lo vede o non si sente di affrontarlo, non ha ancora sofferto abbastanza. La vita lo deve colpire più duramente, affinché gli si aprano gli occhi ed il cuore.

[28ª regola] Non cercare di imporre a nessuno il tuo aiuto; aspetta di essere chiamato e sii pronto ad andartene anche senza aver ottenuto alcun risultato. Meno importanza dai tu stesso al fatto di essere di aiuto e più hai probabilità di riuscire ad aiutare. Quando la cura non riesce, la responsabilità dell'insuccesso non ricade sul tuo protetto né sulle circostanze esteriori, ma su di te.

[29ª regola] In ogni trattamento psicoterapeutico si trovano di fronte fin dal primo istante due uomini uguali e liberi. Meglio si esprime questo rapporto nel tono o nella forma della conversazione, e più rapidamente il paziente è liberato non solo da ogni finzione consapevole, ma anche da ogni mascheramento inconscio. Meno ha motivo di temere un giudizio morale del suo destino o del suo modo di comportarsi (o di quello dei suoi familiari) e più si comporta in modo naturale e apertamente rivela (coscientemente o inconsciamente) la verità. Il grado di sincerità del paziente dipende dunque dal grado di obiettività del terapeuta.

[30ª regola] Le comunicazioni fatte dal paziente siano sempre ordinate in modo da formare un'immagine del carattere sulla quale ambedue, paziente e terapeuta, siano d'accordo. Ci si serva di tutte le obiezioni del paziente per completarla o correggerla. Anche il suo comportamento attuale, il modo in cui fa le sue obiezioni o accetta senza nulla obiettare le opinioni del terapeuta, devono essere inserite, come fattore importante, nell'immagine del carattere. Se non si riesce a ordinare il materiale raccolto o a raccogliere il materiale necessario, vuol dire che la collaborazione fra paziente e terapeuta non è sufficientemente obiettiva ed il terapeuta deve chiedersi per quali manifestazioni del suo sentimento d'inferiorità o del suo bisogno di affermazione personale il suo lavoro non progredisce

[31ª regola] Si consideri con interesse ogni obiezione del paziente, si cerchi di rendere giustizia ad ogni obiettiva riserva, ma non si dimentichi mai che anche una discussione in sé giustificata può servire ad arrestare il proseguimento della cura o a spostare la conversazione su un teatro di guerra secondario. Si metta in chiaro questa utilizzazione tendenziosa delle obiezioni teoriche e le si ponga così al servizio dell'idea fondamentale della cura. Se tuttavia ci si lascia sviare e specialmente se il paziente riesce a fissare la discussione su un campo particolare in cui il terapeuta non è competente, questi deve chiedersi quale punto di vista non obiettivo da parte sua ha causato questa deviazione.

[32ª regola] Quanto più le resistenze del paziente si manifestano con cambiamenti d'umore, dei quali è tenuto responsabile il terapeuta, tanto più la cura tende ad inasprirsi in una controversia personale fra i due interessati. Tutti gli errori e le violenze che caratterizzano l’atteggiamento del paziente di fronte alla vita, si rivelano ora chiaramente nel suo atteggiamento di fronte al terapeuta. Il paziente li supererà tanto più rapidamente, quanto più obiettivamente il terapeuta li saprà illuminare. Invece ogni mancanza di obiettività da parte del terapeuta ritarda di molto la guarigione.

[33ª regola] Poiché ogni uomo scoraggiato ha verso gli altri delle false esigenze, viene il momento in cui queste esigenze compromettono anche i suoi rapporti col terapeuta. Allora è necessario mettere in chiaro la loro natura, la loro origine, la loro fondatezza o infondatezza, finché il paziente si è adattato, sotto questo riguardo, alla realtà. Il successo sarà tanto più rapido e decisivo, quanto più l'atteggiamento del terapeuta sarà obiettivo nei momenti decisivi.

…Via …più feconda, della verità, cioè il fatto che dobbiamo sopportare insuccessi, sconfitte e dolori, per trarne insegnamenti e maturarci..
Riassumendo si può dire: poiché il trattamento per suggestione può servirsi solo di elementi positivi, mentre la verità comprende elementi positivi e negativi insieme, non si può servirsi della verità come mezzo di suggestione. La guarigione però non si può ottenere che per via della verità; dunque la suggestione, che necessariamente implica sempre una menzogna, non può portare la guarigione. (pag.85)

Per il problema della suggestione vale la seguente regola:

[34ª regola] Si cerchi di evitare il più possibile ogni forma di suggestione, e non si lasci sorgere nemmeno l’idea che la guarigione sia effetto di suggestione. Si cerchi di dimostrare al paziente che in ogni sua idea esprimente qualcosa del genere si nasconde il desiderio di sottrarsi alla propria responsabilità. Ma se il paziente ha ragione, se effettivamente si sono avute delle suggestioni (il che è rivelato dal riapparire di vecchi sintomi o dal sorgere di sintomi nuovi, prima sconosciuti) ci si chieda quando e perché il proprio bisogno di affermazione abbia imposto al terapeuta la parte del suggestionatore.
[35ª regola] Se lo psicoterapeuta non riesce a far comprendere al paziente il vero rapporto esistente fra cura e guarigione, vuol dire che egli (psicoterapeuta) non ha ancora raggiunto una completa obiettività. Finché il paziente ritiene che la psicoterapia agisca come una causa il cui effetto necessario debba essere la guarigione, il compito psicoterapeutico non può considerarsi assolto. Solo quando si rende conto che la psicoterapia non è che un mezzo di cui i fini vitali che agiscono nell'uomo possono servirsi quando e come vogliono, quando cioè capisce che guarigione significa grazia, si può sperare che si avvii alla guarigione.

[36ª regola] Non dimenticare mai, né nell'autoeducazione né nella educazione degli altri, che noi con nessun mezzo possiamo conquistare a forza il progresso, la guarigione o la maturazione psichica. Noi possiamo soltanto impedire la maturazione con un comportamento errato o, con un giusto comportamento, cercare di rimuovere gli ostacoli che ancora ostruiscono la strada. Ma se crediamo di aver rimosso tutti gli ostacoli e non otteniamo ugualmente la guarigione, vuol dire che siamo in errore. Vi sono ancora altri ostacoli, e noi siamo ancora nella morsa del destino: o continuiamo a lavorare per rimuoverli, o non abbiamo ancora abbastanza sofferto.